Alessandro Santacaterina conta fino a tre e attacca.

La serata di giovedì 15 ottobre, al Co.As.It. a Carlton, ha aperto la quinta edizione del Segmento Tarantella Festival. Un seminario e un concerto gratuiti, dedicati alla chitarra battente.

Santacaterina, del 1994, è nato a Brancaleone e si è diplomato con lode al Conservatorio di Reggio Calabria. Nel 2024 ha pubblicato il suo primo album solista. Il suo lavoro, ha spiegato Giovanni Butera presentandolo, unisce l’eredità calabrese alla sperimentazione elettronica.

La chitarra battente nasce nel Seicento, in epoca barocca, ed è legata soprattutto alla Calabria, al Gargano e al Cilento. Ha un’accordatura rientrante, con la corda più grave al centro, e si suona battendo le corde e la cassa, che diventa quasi un tamburello.

Poi il racconto si fa personale. Ha cominciato col violino, perché così aveva deciso la madre, ma la sua prima chitarra è stata proprio una battente. Al conservatorio quel corso non esisteva, così ha scelto la chitarra classica. E lì, racconta, per dodici anni si è sentito escluso per lo strumento che suonava. Anzi, oggi ringrazia chi lo ostacolava: tornava a casa e suonava, suonava. “A volte andavo a dormire con il sangue sulle dita”.

Il programma è stato un viaggio tra epoche. Un fandango del 1732 di Santiago de Murcia, che Santacaterina ha definito “il rock and roll del Settecento”. Un’Asturias di Albéniz al cui centro ha inserito le voci di sei donne calabresi di quasi ottant’anni, che cantano una melodia tradizionale. Il muro tra musica colta e popolare, ha detto, è meno solido di quanto si pensi. Ha poi accostato la tradizione calabrese al blues, sottolineando l’importanza dell’espressività e del contenuto rispetto alla sola bellezza del suono. Lo ha mostrato attraverso la “passagiera”, appresa dal suonatore Giuseppe Donato.

Il momento più intenso è arrivato con l’elettronica. Santacaterina ha presentato Cata dorme, brano ispirato a un racconto di Corrado Alvaro e costruito attorno a una ninna nanna registrata in Calabria dall’etnomusicologo americano Alan Lomax nel 1954. Sul palco, accanto alla chitarra, una ventola di computer e una moneta da due euro sono diventate strumenti per creare suoni. Nella cultura del Sud, ha spiegato, sonno e morte sono fratelli, come Hypnos e Thanatos: per questo alcune ninne nanne condividono la melodia dei lamenti funebri.

Prima del finale, Butera ha preso la parola per riflettere sulla storia della Calabria, attraversata nei secoli da greci, arabi, svevi e spagnoli. Presenze che hanno lasciato tracce durature nel territorio, tra chiese, monumenti. In questa musica, ha suggerito, sembra risuonare la stratificazione di quelle culture. Poi si è fermato, commosso, e ha lasciato spazio alla tarantella.

Il festival ruota quest’anno attorno al numero tre: tre giorni di appuntamenti, tre regioni protagoniste (Campania, Calabria e Sicilia) e artisti provenienti da diversi continenti. 

Il 23 ottobre l’inaugurazione si terrà all’Open Factory di Reservoir, con cena a buffet inclusa nel biglietto. Il 24 la festa proseguirà al Tatura Italian Social Club. Il 25 il Calabria Club di Bulla ospiterà il Festival Day, con concerti gratuiti,  e un tamburello in omaggio per ogni bambino.

Santacaterina resterà a Melbourne fino al 28 ottobre, prima di proseguire il suo viaggio in Australia. La tradizione, nelle sue mani, non resta ferma: continua a suonare.