SOFIA - La presidente ad interim filorussa Ylenia Yotova e il rivale europeista e liberale Andrey Gyurov si contenderanno la presidenza della Bulgaria nel ballottaggio in programma il prossimo primo novembre. 

Nessuno dei due candidati ha ottenuto la maggioranza necessaria al primo turno di domenica, segnato da un’astensione da record. Secondo le stime degli istituti demoscopici e le proiezioni, l’affluenza si è attestata intorno al 22%: se confermata ufficialmente, si tratterebbe della partecipazione più bassa dalla caduta del comunismo nel 1989. In base alla legge elettorale bulgara, il secondo turno si sarebbe reso comunque necessario anche in presenza di un’ipotetica maggioranza assoluta per uno dei contendenti, dato che la normativa richiede una partecipazione di almeno il 50% degli aventi diritto per convalidare l’elezione al primo turno. 

Con il 99,94% delle schede scrutinate, la Commissione elettorale centrale ha annunciato che Yotova è in testa con il 34,76% dei voti, seguita da Gyurov con il 31,94%. Al terzo posto figura Kostadin Kostadinov, leader del partito ultranazionalista e filorusso Rinascita, che ha raccolto il 12,54% dei consensi, mentre nessuno degli altri candidati ha superato la soglia del 2%. 

I numeri emersi dalle urne hanno smentito le agenzie demoscopiche della vigilanza della vigilia, le quali avevano previsto per Yotova un vantaggio schiacciante pari quasi al doppio delle percentuali del rivale. Gli esperti delle agenzie sociologiche spiegano la scarsa affluenza con un diffuso clima di incertezza sociale ed economica. A seguito dell’ingresso della Bulgaria nell’Eurozona, avvenuto il primo gennaio scorso, e a causa delle turbolenze nel settore energetico, il Paese si trova ad affrontare un forte rincaro dei generi alimentari, dei servizi e delle tariffe per il riscaldamento in vista dell’imminente stagione invernale, con stime ottimistiche che prevedono un’inflazione superiore al 5% per il 2026. 

Il ballottaggio metterà di fronte due modelli e indirizzi di politica estera radicalmente differenti. Da un lato c’è Ylenia Yotova, ex giornalista televisiva ed ex deputata socialista di 62 anni, che per quasi dieci anni ha ricoperto la carica di vicepresidente al fianco del filorusso Rumen Radev. Yotova è subentrata alla presidenza a gennaio, in seguito alle dimissioni a sorpresa dello stesso Radev, decise per candidarsi alle elezioni legislative anticipate di aprile poi vinte con un’ampia maggioranza dal suo nuovo partito populista e anti-corruzione, Bulgaria Progressista. Sostenuta da Radev e dalla sua formazione, la presidente ad interim promuove il ripristino dei rapporti con Mosca e una frenata agli aiuti destinati a Kiev. 

Dall’altro lato figura Andrey Gyurov, appoggiato dai liberali europeisti di Bulgaria Democratica alleati con il partito Continuiamo il Cambiamento (PP). Gyurov sostiene con convinzione l’invio di aiuti all’Ucraina e un maggiore impegno di Unione Europea e Nato nella deterrenza contro Mosca. Il candidato è inoltre risultato il più votato tra gli elettori residenti all’estero, conquistando il 45,6% dei consensi della diaspora bulgara contro il 22,87% andato a Yotova. 

Sul versante della politica estera e del conflitto in Ucraina, l’esecutivo guidato da Radev ha mantenuto una posizione cauta, pur allineando Sofia alle iniziative europee a sostegno di Kiev. 

I sondaggi demoscopici indicano che la maggior parte degli intervistati (il 47,7%) predilige un approccio basato sulla lealtà verso i partner europei affiancata dalla tutela degli interessi nazionali. Parallelamente, il 36,4% ritiene che la Bulgaria debba farsi guidare esclusivamente dai propri interessi nazionali, mentre solo il 10,5% sostiene che il Paese debba conformarsi unicamente alle decisioni assunte dalle istituzioni europee. In questo scenario, conquistare il 50% dei voti con un’affluenza superiore al 50% al ballottaggio tra una sola settimana si preannuncia per la presidente uscente un obiettivo complesso.