ROMA - Crescono i redditi degli italiani e migliorano diversi indicatori del benessere, ma la povertà continua a rappresentare un problema per milioni di persone. Nel 2025 oltre 5,4 milioni di residenti, pari al 9,3% della popolazione, vivevano in condizioni di povertà assoluta, mentre il divario economico e sociale tra il Centro-Nord e il Mezzogiorno resta marcato. 

È quanto emerge dal rapporto sul Benessere equo e sostenibile (Bes) dell’Istat, che analizza le condizioni di vita della popolazione attraverso indicatori economici, sociali e ambientali. 

Nel complesso, il quadro mostra alcuni miglioramenti. Dei 132 indicatori confrontabili con l’anno precedente, 54 sono migliorati, 55 sono rimasti stabili e 23 hanno registrato un peggioramento. 

Nel lungo periodo, la tendenza è positiva per 70 dei 133 indicatori disponibili, mentre 24 risultano peggiorati e per altri 39 non emerge un andamento univoco. 

Le differenze territoriali rimangono tuttavia profonde. 

Tutte le regioni del Nord e del Centro, con l’eccezione del Lazio, presentano risultati superiori alla media nazionale per almeno la metà degli indicatori regionali. Nel Mezzogiorno, invece, soltanto l’Abruzzo si distingue da un quadro prevalentemente negativo. 

Friuli-Venezia Giulia, Trento e Bolzano registrano valori superiori alla media italiana in almeno dieci dei dodici ambiti di benessere considerati. All’estremo opposto si collocano Campania, Puglia e Calabria, con risultati peggiori del dato nazionale in almeno dieci ambiti. 

Sul fronte economico, nel 2025 il reddito medio disponibile pro-capite è aumentato del 2,4% in termini nominali rispetto al 2024, dopo il 3% dell’anno precedente. Considerando l’effetto dell’inflazione, la crescita reale cumulata nel biennio è stata del 2,2%. 

Nonostante questo miglioramento, l’Italia continua a registrare un rischio di povertà o esclusione sociale superiore alla media dell’Unione europea. 

Nel 2025 il fenomeno interessava il 22,6% dei residenti, contro il 20,9% della media comunitaria, una differenza di 1,7 punti percentuali. L’Italia si colloca così al ventunesimo posto tra i 27 Paesi dell’Ue. 

Il 7,5% della popolazione vive inoltre in famiglie che dichiarano di arrivare a fine mese con grande difficoltà. La percentuale sale al 12,3% nel Mezzogiorno, mentre nel Centro si ferma al 4,7%, pur risultando in peggioramento rispetto all’anno precedente. 

Per quanto riguarda la povertà assoluta, nel 2025 coinvolgeva l’8% delle famiglie italiane e il 9,3% degli individui. 

L’incidenza più elevata si registra ancora nel Mezzogiorno, dove riguarda l’11,5% della popolazione, in diminuzione rispetto al 12,5% del 2024. Seguono il Nord, con l’8,5%, e il Centro, con il 7,4%. 

Il miglioramento rispetto all’anno precedente non cancella però il peggioramento registrato nell’ultimo decennio. Nel 2014 la povertà assoluta interessava il 6,9% degli italiani, contro il 9,3% del 2025: un aumento di 2,4 punti percentuali. 

Un altro elemento determinante è il livello di istruzione. 

Tra le persone di almeno 25 anni con un titolo di studio non superiore alla licenza media, il rischio di povertà raggiunge il 25,9%, contro il 7,1% dei laureati. 

La situazione è particolarmente critica per i giovani adulti del Mezzogiorno. Tra i residenti di età compresa tra 25 e 44 anni con al massimo la licenza media, il 51,8% è a rischio di povertà: più di una persona su due.