CANBERRA – L’opposizione ha intensificato l’attacco al governo Albanese sulla possibile liberazione di tredici cittadini australiani sospettati di avere combattuto per lo Stato Islamico e al momento detenuti in Iraq.
Il leader della Coalizione Angus Taylor ha chiesto all’esecutivo di impedire il rientro di Tareq Kamleh, medico australiano entrato nelle file dell’ISIS e indicato tra gli uomini che potrebbero essere rilasciati da una prigione irachena.
Taylor è intervenuto durante una conferenza stampa a Sydney insieme alla viceleader liberale Jane Hume, convocata per presentare un piano della Coalizione destinato, secondo l’opposizione, a ripristinare il tenore di vita, rilanciare l’economia e proteggere lo stile di vita australiano.
Nel corso dell’incontro, il leader ha affrontato anche il caso dei detenuti, chiedendo al governo di utilizzare tutti gli strumenti disponibili per evitare il ritorno di persone legate all’organizzazione terroristica.
La controversia era esplosa dopo le dichiarazioni del ministro degli Interni Tony Burke, secondo cui il regime dei Temporary Exclusion Orders, gli ordini temporanei di esclusione, sarebbe già stato spinto fino ai limiti consentiti dalla legge.
Burke ha affermato che la soglia necessaria per impedire temporaneamente l’ingresso di un cittadino australiano non potrebbe essere ulteriormente abbassata e che l’Alta Corte avrebbe chiarito i confini costituzionali della materia.
Il portavoce dell’opposizione per gli Interni Jonno Duniam ha contestato questa ricostruzione, osservando che il ministro non ha indicato alcuna sentenza specifica relativa agli ordini di esclusione.
Il Dipartimento degli Interni, interpellato sulla base giuridica delle dichiarazioni, ha richiamato l’iter legislativo del 2019 e le successive verifiche parlamentari, senza però identificare un pronunciamento dell’Alta Corte direttamente riferito al regime.
In base alla normativa, un ordine può essere emesso quando il ministro ritiene ragionevolmente che la misura contribuisca a prevenire un atto terroristico, impedire attività a favore del terrorismo o evitare l’addestramento con un’organizzazione estremista. Può essere adottato anche quando l’Australian Security Intelligence Organisation ritiene una persona un rischio per la sicurezza.
Burke avrebbe utilizzato lo strumento una sola volta per bloccare il ritorno di una donna legata all’ISIS, ma il provvedimento è stato successivamente revocato.
La Coalizione sostiene che il sistema debba essere rafforzato, ampliando i criteri e introducendo condizioni più severe per i permessi di rientro.
Burke ha dichiarato che Canberra non offrirà alcuna assistenza ai tredici uomini. L’opposizione ritiene però insufficiente limitarsi a negare aiuto senza adottare misure concrete per impedirne l’ingresso in Australia.