BRISBANE – L’esecutivo ha annunciato un investimento da 25 milioni di dollari per sviluppare gasolio rinnovabile in collaborazione con la raffineria Ampol nel Port of Brisbane. Il progetto mira a creare la prima produzione sostenibile in Australia di carburanti liquidi a basse emissioni di seconda generazione.
La prima fase dovrebbe avviare una produzione fino a 20 milioni di litri all’anno entro il 2028, con un’espansione prevista fino a 750 milioni di litri nei primi anni del prossimo decennio. “Nel giro di pochi anni il Queensland produrrà centinaia di milioni di litri di oro liquido”, ha dichiarato il vicepremier Jarrod Bleijie.
L’impianto esistente sarà aggiornato per trattare materie prime biologiche come sego e colza insieme alla nafta tradizionale. L’iniziativa si inserisce in un piano più ampio che include anche l’esplorazione del Taroom Trough, considerato il primo potenziale nuovo grande giacimento petrolifero australiano da mezzo secolo.
Proprio su questo fronte si è aperto uno scontro con Canberra. Il premier David Crisafulli ha rivendicato la necessità di “ripristinare la capacità di trivellare, raffinare e stoccare”, sottolineando l’obiettivo di ridurre la dipendenza da forniture estere.
Il governo federale, però, ha criticato la richiesta dello Stato di accelerare le autorizzazioni, sostenendo che non esiste un meccanismo legale per farlo. Il ministro Murray Watt ha accusato Brisbane di non aver presentato una richiesta formale.
La questione sarà al centro dei colloqui del Consiglio intergovernativo, convocato per oggi dal primo ministro Anthony Albanese, che tuttavia non prevede cambiamenti immediati alla strategia nazionale.
Nel frattempo, Canberra ha rafforzato le scorte con l’arrivo previsto di 200 milioni di litri aggiuntivi di gasolio da Corea del Sud, Malesia e Brunei. Le forniture, acquistate da BP e Viva Energy con garanzie pubbliche, dovrebbero arrivare tra fine maggio e inizio giugno.
Secondo NRMA, l’Australia consuma circa 94 milioni di litri di diesel al giorno. Le nuove importazioni servono a creare un margine di sicurezza in un mercato reso instabile dal conflitto con l’Iran e dalle restrizioni nello Stretto di Hormuz.
Parallelamente, il governo federale ha sostenuto anche le importazioni di fertilizzanti attraverso accordi con CSBP e Incitec Pivot, riducendo i rischi finanziari per gli operatori.