CANBERRA – Un nuovo taglio all’accisa sui carburanti è tornato tra le ipotesi del governo federale dopo i forti aumenti alla pompa provocati dalla ripresa delle ostilità in Medio Oriente.
Il Partito laburista ha tuttavia raffreddato le aspettative di un intervento immediato, pur senza escludere una seconda riduzione della tassa da 54 centesimi al litro nell’arco di meno di sei mesi.
“Quel taglio era temporaneo e siamo stati molto chiari fin dall’inizio”, ha dichiarato ieri ospite di ABC il ministro dell’Energia Chris Bowen.
Il governo aveva ridotto l’accisa di 32 centesimi al litro per tre mesi a partire dal 1° aprile, quando il prezzo medio della benzina nelle capitali aveva raggiunto 2,32 dollari e quello del gasolio 2,75 dollari.
La tassa era stata poi ripristinata gradualmente, in due incrementi da 16 centesimi, tornando al livello pieno il 2 agosto dopo che una tregua aveva contribuito a calmierare i mercati petroliferi internazionali.
Quell’accordo è però ormai crollato.
La guerra tra Stati Uniti e Iran continua, lo Stretto di Hormuz rimane di fatto chiuso e diversi tentativi di riprendere i negoziati sono stati accantonati.
A complicare ulteriormente il quadro è intervenuta l’avanzata degli Houthi nel Mar Rosso, con il controllo di nuove posizioni strategiche che incrementa la capacità del gruppo yemenita di minacciare le spedizioni petrolifere saudite.
Secondo gli ultimi dati di controllo dei prezzi, un litro di benzina costa ormai più di due dollari in tutte le capitali australiane, mentre il gasolio si aggira attorno ai 2,50 dollari.
Bowen ha ribadito che il governo non intende reagire automaticamente a ogni movimento quotidiano del prezzo internazionale del petrolio.
“Non è l’unica misura sul costo della vita che abbiamo introdotto”, ha affermato, citando tagli fiscali, medicinali meno costosi e TAFE gratuito.
Il ministro si recherà nei prossimi giorni in Arabia Saudita, dove riceverà un aggiornamento sulla situazione energetica dal suo omologo saudita.
L’Australia dispone al momento, secondo l’ultimo aggiornamento governativo del 12 settembre, di scorte equivalenti a 41 giorni di consumo di benzina, 32 giorni di gasolio e 30 giorni di carburante per aviazione.
La durata della crisi nel Golfo e nel Mar Rosso sarà quindi determinante per stabilire se Canberra tornerà a intervenire direttamente sull’accisa oppure continuerà a fare affidamento su altre misure per contenere il costo della vita.