ADELAIDE – La chiusura definitiva dell’altoforno di Whyalla apre una fase delicata per l’industria siderurgica australiana, con la perdita di circa 500 posti di lavoro e una forte riduzione della capacità nazionale di produrre acciaio strutturale.

Lo stabilimento del South Australia è uno dei due soli impianti australiani di produzione primaria e l’unico nel Paese a realizzare prodotti di lunghezze particolari, compresi profilati strutturali laminati a caldo e rotaie.

Il premier Peter Malinauskas ha riconosciuto il valore strategico del sito, sostenendo che l’Australia deve conservare una capacità nazionale di produzione dell’acciaio per ragioni di sovranità industriale.

“La nazione ha bisogno di essere in grado di produrre acciaio”, ha dichiarato.

La chiusura della fonderia, ferma da aprile e giudicata non più recuperabile, ha però alimentato critiche da parte dell’opposizione federale.

Il portavoce della Coalizione per l’Industria Andrew Hastie ha definito la decisione “un colpo brutale” alla capacità sovrana australiana, affermando che con Whyalla viene meno circa il 75 per cento della capacità nazionale nella produzione di acciaio strutturale.

Nel frattempo proseguono i negoziati per trovare un nuovo proprietario.

Restano in corsa M Resources, dell’imprenditore Matt Latimore, e Jindal Steel, terzo produttore siderurgico dell’India. La vendita dovrebbe essere conclusa entro la fine del 2026.

Secondo il ministro del Tesoro e ministro dell’Energia del South Australia Tom Koutsantonis, l’interesse principale dei due offerenti riguarda le ricche riserve locali di minerale di ferro, in particolare magnetite.

L’accesso a queste risorse è però legato a un accordo “pit to port” che vincola la concessione mineraria alla presenza di una capacità siderurgica.

“Per ottenere quelle risorse bisogna gestire un’acciaieria”, ha spiegato Koutsantonis.

Malinauskas ha inoltre sostenuto che la perdita dell’altoforno non diminuisce il valore strategico del sito, trattandosi di una tecnologia ormai superata rispetto agli impianti che i potenziali acquirenti intendono costruire.

Il rilancio richiederà comunque tempo e capitali consistenti.

Secondo il premier, serviranno almeno 1,9 miliardi di dollari di ricapitalizzazione per introdurre nuovi impianti e nuove tecnologie.

L’obiettivo resta quindi mantenere Whyalla come centro siderurgico nazionale, ma il ritorno a una produzione su larga scala non sarà immediato e dipenderà dall’esito della vendita e dai successivi investimenti.