ROMA - “Il pugno di piatto non produce quel tipo di danno sulla porta, noi lo escludiamo. Il cranio produce invece il danno più simile”.

È il passaggio centrale della deposizione resa davanti alla Corte d’Assise d’Appello capitolina dall’ingegnere Remo Sala, consulente della Procura nel processo per l’omicidio di Serena Mollicone.

Sala ha illustrato le prove sperimentali effettuate sulla porta dell’alloggio della caserma di Arce, comprese simulazioni con un modello di pugno e con un cranio ricostruito. L’ingegnere ha però precisato che la maggiore compatibilità geometrica del cranio con la lesione “non vuol dire che l’abbia procurata” e che le analisi consentono di stabilire la compatibilità, non l’identità dell’autore dell’impatto. Chiamata a testimoniare anche la scienziata e tanatologa Cristina Cattaneo che per legittimo impedimento non ha potuto presenziare.

Le prove sperimentali effettuate sulla porta hanno compreso anche la modalità di pugno successivamente descritta da Franco Mottola nelle sue dichiarazioni spontanee. Rispondendo alle domande della difesa, Sala ha spiegato che alcune delle prove erano già state eseguite prima delle dichiarazioni dell’imputato e che, nell’insieme degli esperimenti effettuati, erano comprese anche configurazioni corrispondenti alle modalità indicate da Mottola. “Già all’inizio era emerso che non era pugno di piatto”, ha riferito il consulente.