MELBOURNE – È entrato in vigore il divieto di applicare ricarichi diretti ai clienti che pagano con carta, una riforma presentata come un intervento a favore del costo della vita, ma accolta con forti riserve da numerose piccole imprese.

Le nuove regole della Reserve Bank of Australia (RBA) impongono agli esercenti di assorbire le commissioni legate ai pagamenti elettronici oppure incorporarle nei prezzi dei prodotti e dei servizi.

Per alcune attività, il cambiamento rischia di tradursi proprio in aumenti dei prezzi nei listini.

È il caso di Monarch Cakes, storica pasticceria di Acland Street, a St Kilda, attiva da 92 anni. La responsabile Nikki Laski ha spiegato che l’abolizione dei ricarichi rappresenta l’ultimo elemento capace di rendere inevitabile un aumento dei prezzi, rimasti stabili per anni.

“Dovremo alzarli - ha detto -. Probabilmente era già arrivato il momento, perché tutto il resto è aumentato. Ma questa sarà la goccia che fa traboccare il vaso”.

Secondo Laski, le grandi catene come Coles e Woolworths hanno già la capacità finanziaria di assorbire le commissioni sulle carte, mentre per le piccole attività la situazione è diversa.

“Sono le piccole imprese che applicano questi ricarichi perché devono farlo per sopravvivere”, ha osservato.

Per attenuare l’impatto della riforma, la RBA ha contemporaneamente ridotto il tetto alle commissioni di interscambio, pagate dalla banca dell’esercente a quella del cliente ogni volta che viene elaborata una transazione.

La nuova aliquota massima sarà dello 0,30 per cento, rispetto allo 0,80 precedente. La Banca centrale stima che la misura possa ridurre i costi dei pagamenti per le imprese di circa 660 milioni di dollari l’anno.

Gli esperti restano divisi sugli effetti concreti alla cassa, ma secondo il sito di comparazione finanziaria Finder la maggioranza ritiene che il risultato complessivo sarà favorevole ai consumatori.

Il primo ministro Anthony Albanese ha difeso il provvedimento come un ulteriore intervento sul costo della vita.

“Quando le persone arrivano e pagano con un tap, che sia in un bar, in un pub o per comprare un panino a pranzo, si aspettano che il prezzo che vedono sia quello che pagano”, ha affermato.

Il ministro del Tesoro Jim Chalmers ha sostenuto che il divieto consentirà ai consumatori di risparmiare 1,6 miliardi di dollari in ricarchi sulle carte e alle imprese circa 910 milioni l’anno.

Tra gli esercenti, tuttavia, prevale la diffidenza.

John Iodice, che gestisce il locale The Vineyard a St Kilda, ha spiegato che in molti casi trasferire apertamente il costo ai clienti sarebbe commercialmente poco realistico.

“Immaginate un happy hour: 10 dollari per una pinta, ma adesso dovremmo farla pagare 10 dollari e 15 centesimi? - ha osservato -. È evidente che dovremo semplicemente assorbirlo”.

Al Wedge cafe, sempre a St Kilda, il proprietario Rami Omran aveva già aumentato il prezzo del caffè all’inizio di settembre, in parte proprio in previsione delle nuove regole.

Omran ha precisato che la decisione riflette anche l’aumento di altre commissioni e dei costi legati agli adempimenti, ma ha definito “sciocco” un divieto totale dei ricarichi sulle carte.

A suo giudizio, i clienti non mostravano particolare insofferenza verso la commissione: “Tutti semplicemente pagavano con il tap”.