ROMA - Si sono elevati cori entusiasti dai banchi delle opposizioni quando il tabellone di Montecitorio ha certificato la bocciatura dell’emendamento sulle preferenze alla legge elettorale.
“Adesso la presidente del Consiglio tragga le conseguenze”, è stato il messaggio rilanciato in modo compatto dai leader del centrosinistra, affiancati anche da Riccardo Magi (Più Europa) e Davide Faraone (Italia Viva), che hanno chiesto alla presidente del Consiglio di assumersi la responsabilità politica della sconfitta parlamentare.
Dietro il risultato, secondo le opposizioni, c’è la strategia costruita fin dalle prime ore della giornata. Partito democratico e Movimento 5 Stelle hanno riunito separatamente i rispettivi gruppi parlamentari, condividendo però un obiettivo comune: fare muro contro la riforma e sfruttare il voto segreto per mettere alla prova la tenuta della maggioranza, esponendola al rischio dei franchi tiratori.
Per Elly Schlein il testo proposto dal centrodestra è “irricevibile nel metodo e nel merito”. La segretaria del Pd ha accusato il governo di voler costruire una legge elettorale “su misura”, nel tentativo di recuperare “dalla finestra” un modello di premierato già respinto dagli elettori con il voto referendario.
Critiche condivise da Giuseppe Conte e dagli altri leader dell’opposizione, che hanno definito l’emendamento una “farsa” e contestando anche il mancato rispetto della parità di genere.
Nel corso del dibattito parlamentare non sono mancati, tuttavia, alcuni distinguo all’interno del cosiddetto campo largo. Mentre Pd e Alleanza verdi-sinistra hanno respinto integralmente la proposta del centrodestra, il Movimento 5 Stelle ha depositato un proprio emendamento alternativo, prevedendo preferenze senza capilista bloccati, l’eliminazione della figura del candidato premier e una riduzione del premio di maggioranza.
Una scelta che ha sorpreso parte degli alleati, ma che i pentastellati hanno respinto come un tentativo di differenziarsi. L’obiettivo, hanno spiegato, era dimostrare che una riforma delle preferenze sarebbe stata possibile senza modificare gli equilibri istituzionali. “Meloni dice di metterci la faccia, ma continua a prendere in giro gli italiani”, ha scritto Conte sui social durante la discussione in aula.
La bocciatura dell’emendamento ha poi offerto all’opposizione l’occasione per mostrare un’immagine di ritrovata unità. Il sit-in organizzato da +Europa davanti a Montecitorio contro la riforma elettorale si è trasformato in una manifestazione celebrativa, con i principali leader del centrosinistra riuniti davanti ai fotografi.
“Abbiamo combattuto questa battaglia insieme”, ha rivendicato Schlein, sottolineando la compattezza delle opposizioni. Matteo Renzi ha rilanciato chiedendo elezioni anticipate, sostenendo che Meloni “ha perso anche la fiducia del Parlamento”, pur escludendo l’ipotesi di governi tecnici o larghe intese.
L’eventualità di una revisione dell’attuale assetto della rappresentanza degli italiani all’estero, fino al possibile accorpamento delle quattro ripartizioni della Circoscrizione Estero, rimane uno dei punti controversi che accende il confronto politico.
L’ipotesi di ridurre le ripartizioni della Camera da quattro a due – Europa ed Extra Europa – con l’istituzione di un collegio unico mondiale per l’elezione dei senatori della Circoscrizione Estero, lascia perplesse le opposizioni, allarmate dalla penalizzazione della rappresentanza parlamentare per il Nord America e per la ripartizione che comprende l’Australia.