WASHINGTON – La Federal Reserve sarà risoluta nella battaglia contro l’inflazione. Kevin Warsh, alla sua prima apparizione in Congresso nelle vesti di presidente della banca centrale americana, rassicura sul mandato e sull’indipendenza della Fed, la cui lotta contro il caro vita continua, anche se a giugno la corsa dei prezzi è rallentata.

Complice il cessate il fuoco in Iran, che ha fatto calare le quotazioni del petrolio e, a cascata, quelle della benzina, l’inflazione americana a giugno è frenata al 3,5%, calando per la prima volta dal 2020 su base mensile dello 0,4%. La Casa Bianca ha festeggiato, parlando del miglior risultato degli ultimi sei anni.

Warsh, invece, si è mostrato ben più cauto: il dato è indubbiamente positivo perché mostra una decelerazione, ma è evidente che il 3,5% è ancora ben lontano dal target del 2% della Fed. “Potrebbe esserci qualcuno che guarda ai dati di questa mattina e dice: ‘bene, missione compiuta, va tutto a gonfie vele’. Non è la mia opinione”, ha detto in audizione alla Camera.

Il rischio è che i prezzi tornino a correre a luglio con il riaccendersi delle tensioni a Hormuz, dove è in corso un duro braccio di ferro fra l’Iran e gli Stati Uniti per il controllo dello Stretto.

Il dato, comunque, hanno rassicurato gli analisti, secondo i quali le probabilità di un rialzo dei tassi d’interesse alla prossima riunione della Fed sono ormai ridotte al lumicino, intorno all’8%. Il rischio di una stretta entro la fine dell’anno, però, resta e non è escluso che la banca centrale si trovi a dover intervenire a ridosso delle elezioni di metà mandato.

Se così fosse, Warsh si esporrebbe alle possibili critiche del presidente Donald Trump. Le decisioni - ha osservato Warsh, cercando di spazzare via ogni dubbio - saranno prese in base ai dati, “anche se Trump dovesse criticarmi”. Il “mio obiettivo è che all’interno della Fed non ci sia politica”, ha rincarato la dose. Warsh è consapevole che i suoi rapporti con il Presidente potrebbero ridurre la sua credibilità e non manca occasione per chiarire che non è agli ordini della Casa Bianca.

Rilassato e sicuro di sé, Warsh ha risposto con calma alle domande dei deputati senza mai arrivare allo scontro. D’altronde è in carica da poche settimane e quindi al riparo da critiche sul suo operato. Alla Camera ha ribadito la sua intenzione di riformare la Fed, soprattutto sul piano della comunicazione, e di ridurre il bilancio della banca centrale.

Poi ha lodato lo stato di salute dell’economia americana. “È resiliente e continua a crescere a ritmo sostenuto”, ha osservato, rilevando anche il buono stato di salute del mercato del lavoro. A differenza del suo predecessore Jerome Powell, Warsh non ritiene che ci sia tensione fra i due obiettivi del mandato della Fed, da un lato la stabilità dei prezzi, dall’altro la massima occupazione. “Non credo che servano scelte crudeli”, ha sottolineato.