MADRID - La crisi migratoria che ha colpito Ceuta continua a mobilitare le istituzioni europee.
Il presidente della città autonoma, Juan Jesús Vivas, è intervenuto in videoconferenza durante la riunione straordinaria della commissione Libe (che si occupa di diritti umani e politiche migratorie) del Parlamento europeo (convocata in piena pausa agostana per analizzare l’emergenza), definendo il fine settimana degli sbarchi massicci come “il momento più difficile della storia di Ceuta”.
Vivas ha sollecitato un deciso rafforzamento della frontiera con il Marocco, ricordando che si tratta del “confine di tutti” e chiedendo “maggiori mezzi personali e materiali” per la sicurezza dell’enclave. Nonostante la fase acuta sia quasi del tutto superata, Vivas ha avvertito che la città “non è tornata alla normalità”, segnalando che nei centri d’accoglienza “rimangono ancora 3.500 persone e i centri sono in una situazione di collasso” dopo l’arrivo di oltre 70mila persone nell’arco di appena due giorni.
Davanti ai deputati europei, il presidente dell’exclave ha espresso la profonda preoccupazione dei cittadini: “La nostra popolazione si sente triste, impotente, inquieta, impaurita e preoccupata. E ha motivo di esserlo, perché è inevitabile chiedersi se questo non si ripeterà e se la prossima volta sarà quella definitiva per la caduta nell’abisso”, ha dichiarato.
Vivas ha confessato che la città vive nell’angoscia per quanto potrebbe accadere il 15 agosto, data per la quale circola sui social media un appello per una nuova ondata di attraversamenti.
Il presidente ha rivolto un doppio appello all’Eurocamera: da un lato la richiesta che “si esprima chiaramente” riconoscendo che quanto accaduto “non può essere trattato come una semplice crisi migratoria, ma come una minaccia all’integrità territoriale di Ceuta, della Spagna e dell’Unione europea”; dall’altro un sollecito agli altri organi comunitarie affinché si tragga “una lezione da ciò che è successo”.
La stessa Commissione europea ha confermato la propria vigilanza. Durante il briefing quotidiano con la stampa, il portavoce Guillaume Mercier ha precisato che “l’attenzione rimane altissima prima, durante e dopo il 15 agosto”, confermando che la data indicata online rappresenta una potenziale nuova minaccia per la tenuta del confine.
L’audizione parlamentare è stata segnata da forti polemiche per la mancata partecipazione dei ministri del governo spagnolo. Il presidente della commissione Libe, Javier Zarzalejos, ha giudicato “profondamente deplorevole” l’assenza della ministra per le Migrazioni, Elma Saiz Delgado, e del ministro dell’Interno, Fernando Grande-Marlaska.
In una lettera indirizzata alla commissione, Grande-Marlaska ha giustificato l’assenza propria e della collega citando la complessa situazione a Ceuta, la pressione migratoria in altre aree della Spagna, l’agenda di cooperazione con i partner africani e le emergenze legate ai gravi incendi boschivi nel Paese.
Ha partecipato invece i lavori il commissario Ue agli Affari interni e Migrazione, Magnus Brunner, che ha ribadito come gli eventi di Ceuta abbiano “scosso la politica di un intero continente”, mettendo “alla prova la resilienza e la sicurezza delle frontiere esterne”. Brunner ha riconosciuto che l’accaduto “ha alimentato notevoli timori dei cittadini in tutta Europa”, rimarcando che “non possiamo accettare una tale violazione dell’integrità delle nostre frontiere esterne e della sicurezza dell’Ue”.
Il commissario ha ricordato che il ripristino dei controlli interni alle frontiere da parte dei singoli Stati “dovrebbe essere l’ultima spiaggia, applicati soltanto dove necessario e proporzionato”, concludendo: “Abbiamo una responsabilità collettiva: tutelare l’integrità e la sicurezza dello spazio Schengen. La nostra risposta deve essere coordinata, proporzionata e basata sulla realtà sul campo”.
A fronte di un’emergenza senza precedenti, Vivas ha rimarcato l’urgenza di potenziare i sistemi di allerta precoce, la comunicazione tra gli Stati membri e gli strumenti per contrastare la disinformazione.
A confermare l’impatto delle campagne di disinformazione è un rapporto curato da Chema Gil, analista di sicurezza e ricercatrice dell’Università di Murcia: secondo lo studio, l’afflusso di massa di migliaia di cittadini marocchini verso l’enclave spagnola a fine luglio è stato innescato e amplificato da una coordinata campagna sui social media, capace di generare oltre 11 milioni di visualizzazioni.