MADRID - È di drammatica gravità il bilancio delle vittime a seguito del massiccio afflusso di migranti che ha interessato l’exclave spagnola di Ceuta dal Marocco, dove oltre 60mila persone sono entrate nel giro di tre giorni. Le autorità della città autonoma, guidata da Juan Jesús Vivas (Pp), hanno aggiornato a 88 il numero dei corpi rinvenuti attorno alla diga frangiflutti del molo di Tarajal, indicando nell’annegamento la causa principale dei decessi.
Sulle cifre si registrano tuttavia discrepanze tra le diverse fonti ufficiali e associative: la delegazione del governo centrale spagnolo stima a 72 il totale dei morti, l’Associazione Unificata della Guardia Civile (Augc) parla di circa 100 vittime, mentre dal Marocco il ministero dell’Interno ha riferito il ritrovamento di 11 corpi sulle proprie coste.
Divergenze emergono anche sulle stime complessive dei transiti: Madrid valuta in oltre 50mila gli arrivi nell’exclave, laddove Rabat stima un afflusso di 40mila persone a Ceuta e segnala 1.135 ingressi a Melilla, affermando che per questi ultimi “tutti sono stati rimpatriati tempestivamente”. La maggior parte di coloro che sono giunti a Ceuta è rientrata volontariamente o è stata rimpatriata nel giro di poche ore.
Nella sua prima presa di posizione ufficiale, il ministero dell’Interno marocchino ha dichiarato che il Paese “continuerà a essere un partner affidabile e responsabile, impegnato a rafforzare la cooperazione e il coordinamento internazionale nel campo della lotta contro la migrazione irregolare e la tratta di esseri umani”.
Respingendo le accuse di aver agevolato l’esodo, Rabat ha chiamato in causa la sentenza emessa tre settimane fa dalla Corte Suprema di Madrid (che vieta i respingimenti immediati per chi raggiunge Ceuta e Melilla a nuoto) sostenendo che “interpretazioni errate e una diffusione fuorviante” della decisione giudiziaria abbiano indotto molti a ritenere “che sia possibile evitare il rimpatrio immediato”.
Secondo la nota di Rabat, ciò “ha contribuito all’emergere di un modello di tentativi di migrazione irregolare, che prevede la traversata a nuoto, poiché alcuni credevano che offrisse la migliore possibilità di sfuggire al rimpatrio immediato”. A ciò si sarebbero aggiunti altri fattori determinanti quali “la diffusione di informazioni fuorvianti, il ruolo delle reti di traffico di esseri umani e le interpretazioni errate dei dati legali e amministrativi, che hanno alimentato l’illusione di un facile accesso all’Europa senza conseguenze legali”.
Sul piano operativo, il ministero dell’Interno spagnolo guidato da Fernando Grande-Marlaska ha reso noto che sono pienamente funzionanti le barriere galleggianti di contenimento installate nell’area di El Tarajal per ostacolare l’accesso a nuoto. La Guardia Civil garantisce la protezione permanente della struttura. Il delegato del governo a Ceuta, Miguel Ángel Pérez Triano, ha confermato che il dispositivo di sicurezza e delle forze armate è stato potenziato fino a quasi 3mila agenti e militari, destinati a rimanere sul posto “per tutto il tempo necessario”.
L’emergenza ha riaperto le spaccature interne ai 27 Paesi membri sulla gestione dei flussi, ad un solo mese dall’entrata in vigore del nuovo Patto Migrazione e Asilo. Per martedì 4 agosto è stata convocata una riunione straordinaria in videocollegamento dei ministri dell’Interno dell’Unione Europea. L’incontro è stato accordato dalla presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, a seguito di una lettera sottoscritta da 22 Paesi europei, con Italia e Danimarca in veste di capofila. Tra i firmatari non figurano Francia e Portogallo, gli unici due Stati che condividono un confine terrestre con la Spagna.
Von der Leyen ha ribadito la necessità di una risposta unitaria fondata sulla solidarietà, sul rafforzamento dei controlli di frontiera e sul coordinamento tra autorità, assicurando sostegno immediato a Madrid. Nel frattempo, l’Italia ha annunciato la sospensione del Trattato di Schengen con la Spagna e il rafforzamento dei controlli per gli arrivi dalla penisola iberica, trovando ampio appoggio nei Paesi nordeuropei. Dalla Commissione europea hanno tuttavia precisato di non aver ancora ricevuto la notifica formale obbligatoria prevista dalle procedure comunitarie per la sospensione della libera circolazione.
Il premier spagnolo Pedro Sánchez si trova in una posizione di isolamento politico, finito sotto pressione anche per la misura approvata a gennaio per la regolarizzazione di circa 500mila migranti irregolari. In vista del vertice, Madrid richiederà solidarietà agli alleati ricordando lo status dei propri territori d’oltremare: “Ceuta e Melilla sono due città spagnole, ma anche europee, e rappresentano un confine esterno dell’Unione europea. È un confine molto speciale perché sono le uniche due città europee che condividono una frontiera terrestre con l’Africa”, ha dichiarato a Tve il ministro degli Esteri Manuel José Albares. Dal confronto europeo ci si attende una spinta verso la stretta sui controlli e la possibile estensione del “modello Albania” per i centri di rimpatrio extra-Ue finanziati con fondi comunitari.
Sulla crisi è intervenuto anche Papa Leone XIV, che durante la consueta preghiera domenicale in Piazza San Pietro ha rivolto un appello in lingua spagnola: “Seguo con preoccupazione l’allarmante situazione di Ceuta, chiedendo a Dio, per intercessione di Nostra Signora d’Africa, che si possano trovare soluzioni di pace, stabilità e giustizia”.