TEL AVIV – La Jihad islamica palestinese ha accettato il piano di disarmo di Gaza del Board of Peace. Lo riferiscono fonti arabe alla tv saudita Al-Arabiya, citate dal Times of Israel. Hamas ha ufficialmente aderito al piano la scorsa settimana.

La Jihad islamica, strettamente legata e finanziata dall’Iran, è più piccola e meno potente di Hamas, ma rimane comunque un attore importante nella Striscia.

Il piano prevede che i gruppi terroristici depongano le armi e che Israele si ritiri dalla Striscia, consentendo a un nascente governo tecnocratico di assumere il monopolio delle armi e del potere amministrativo.

Israele si è mostrato più cauto riguardo all’accordo, sottolineando che non si ritirerà finché Hamas non sarà effettivamente disarmato. Le parti si trovano attualmente in un periodo di 14 giorni durante il quale dovrebbero definire la tempistica per l’attuazione di ciascuna fase della proposta.

Hamas e il Movimento della Jihad islamica palestinese (PIJ) hanno ribadito sabato la necessità di costringere Israele a fermare quella che definiscono la sua “aggressione” e a ritirarsi completamente dalla Striscia di Gaza.

In un comunicato, Hamas ha reso noto che una delegazione guidata da Zaher Jabarin, responsabile del movimento in Cisgiordania, ha incontrato al Cairo una delegazione del PIJ guidata dal segretario generale Ziad al-Nakhalah.

Secondo la nota, le due parti hanno sottolineato l’importanza di rafforzare l’azione congiunta, adottare posizioni nazionali unitarie e compiere ogni sforzo per proteggere il popolo palestinese e ripristinare quelli che hanno definito i suoi legittimi diritti.

Il comunicato aggiunge che Khalil al-Hayya, capo dell’ufficio politico di Hamas, e al-Nakhalah hanno avuto un colloquio telefonico durante l’incontro, nel quale hanno ribadito la necessità di sostenere il popolo palestinese e porre fine alla continua “aggressione” israeliana.

L’incontro si è svolto un giorno dopo che il PIJ aveva diffuso un breve comunicato affermando che “tutto ciò che è stato annunciato riguardo a un accordo tra le fazioni palestinesi e l’occupazione è inesatto”, aggiungendo di nutrire riserve sull’intesa nella forma attualmente circolata.