GERUSALEMME - La polizia israeliana ha fermato dieci persone accusate di aver preso parte agli attacchi condotti dai coloni durante il fine settimana contro comunità palestinesi, diplomatici stranieri e una fotoreporter in Cisgiordania. A darne notizia è il Times of Israel, all’indomani dello scatto dell’operazione di sicurezza “Foglia d’ulivo”.
L’intervento è scattato all’alba: uomini dell’agenzia di sicurezza Shin Bet, scortati dai militari dell’Idf (Forze di difesa israeliane), hanno setacciato diverse località nella Cisgiordania centrale, eseguendo gli arresti, sequestrando veicoli e smantellando alcuni avamposti abusivi di coloni.
Gli arresti giungono a seguito di una grave escalation di violenze verificatasi durante la raccolta delle olive, un’attività fondamentale per le comunità locali e storicamente esposta alle incursioni dei coloni.
Sabato 17 ottobre, un gruppo di coloni israeliani incappucciati ha assalito un convoglio che accompagnava una delegazione europea nei pressi del villaggio palestinese di Taybeh, nella Cisgiordania occupata.
Come dettagliato dal ministro degli Esteri belga, Maxime Prévot, la comitiva comprendeva il console generale belga, diplomatici francesi e polacchi, oltre a rappresentanti cattolici. Nel corso dell’aggressione, un veicolo belga è stato danneggiato ed è stato colpito il sindaco della cittadina francese di Aulnoye-Aymeries, Bernard Baudoux, esponente del Partito comunista: un filmato circolato online mostra il primo cittadino a terra e appoggiato alla vettura dopo essere stato percosso.
Prévot ha confermato che il proprio personale si trova al sicuro, ma ha direttamente collegato l’aggressione alla politica degli insediamenti israeliani, annunciando l’intenzione di promuovere nuove sanzioni in sede di Unione Europea e chiedendo a Israele di porre fine all’impunità dei coloni e di adempiere al dovere di protezione della popolazione palestinese.
Sull’episodio il ministro degli Esteri israeliano, Gideon Sa’ar, ha espresso ferma condanna, mentre la polizia ha avviato un’indagine formale. L’esercito ha qualificato l’accaduto come un grave atto di violenza, specificando tuttavia che la visita della delegazione non era stata coordinata con le autorità militari e che al momento dell’attacco non vi erano soldati sul posto.
L’attacco alla delegazione diplomatica ha fatto seguito al pestaggio subito venerdì 16 ottobre da Heidi Levine, fotoperiodista statunitense e collaboratrice del Washington Post, aggredita da coloni mascherati nella località di Abu Falah, vicino a Ramallah, mentre documentava la raccolta delle olive.
Raccontando la dinamica dal letto d’ospedale al Committee to Protect Journalists (CPJ), Levine ha riferito di essere stata spinta a terra e presa a calci per circa dieci minuti, nonostante indossasse un casco e un giubbotto protettivo con la scritta “Stampa” (elementi che le hanno evitato lesioni ancor più gravi) e pur essendosi identificata come giornalista. Gli aggressori le hanno inoltre sottratto la borsa, la fotocamera e il telefono.
La figlia di Levine, Ashley Milner, ha dichiarato all’agenzia Associated Press che la madre ha dovuto sottoporsi a un intervento chirurgico alla mano per una lesione a un dito rimasto quasi staccato, riportando inoltre la frattura di una costola e di diverse vertebre, oltre a varie ferite da taglio. Il CPJ ha inserito il caso in una serie di attacchi e intimidazioni sistematiche ai danni dei reporter che coprono la campagna agricola in Cisgiordania.