BRUXELLES - La Commissione europea ha presentato un nuovo quadro normativo sulla resilienza climatica con l’obiettivo di rafforzare la capacità del continente di anticipare, prevenire e affrontare i rischi ambientali.
La proposta impegna gli Stati membri a integrare specifiche misure di adattamento all’interno di piani strategici nazionali, adottando uno scenario di riferimento comune che prevede un aumento della temperatura globale di 3 gradi centigradi entro il 2100.
“Le attuali evidenze scientifiche indicano che il mondo si sta avviando verso un aumento della temperatura di 1,5 gradi rispetto ai livelli preindustriali entro il 2030, di 2 gradi entro il 2050 e di 3 gradi entro il 2100”, evidenzia la comunicazione dell’esecutivo comunitario.
Il nuovo quadro normativo introduce un obbligo di pianificazione per i Paesi membri, chiamati a elaborare piani strategici nazionali contro i rischi climatici. Il provvedimento mira a riunire in un unico strumento gli obblighi derivanti dalle diverse normative europee, con l’obiettivo di semplificare le procedure e ridurre gli oneri amministrativi.
L’iniziativa garantisce comunque la necessaria flessibilità alle autorità nazionali e territoriali, consentendo a ciascun Paese di individuare le soluzioni più adeguate rispetto al proprio profilo di rischio, alle specificità locali e alle priorità economiche. La traiettoria di riscaldamento condivisa servirà da parametro uniforme per la valutazione dei rischi e la programmazione degli interventi sulle infrastrutture e nei diversi settori produttivi.
Il documento della Commissione sottolinea la rilevanza dell’impatto economico legato al riscaldamento globale: “Le ragioni economiche a favore di un intervento sono convincenti: si stima che, nel periodo 2022-2025, le perdite economiche causate dai danni climatici ammontino a circa 200 miliardi di euro, ovvero 50 miliardi di euro all’anno”. L’adeguamento dell’economia e delle infrastrutture alle nuove condizioni meteorologiche richiederà investimenti stimati in circa 70 miliardi di euro all’anno.
Secondo le analisi dell’esecutivo europeo, il ritorno finanziario degli interventi di adattamento può superare di oltre dieci volte il loro valore iniziale, grazie ai danni e alle perdite evitate. Parallelamente, il mercato globale delle tecnologie per la resilienza potrebbe toccare i 3.500 miliardi di euro entro il 2050.
“Ciò rappresenta un’opportunità significativa per le imprese europee, che potranno innovare, prosperare e affermarsi come leader tecnologiche nelle soluzioni per la resilienza climatica”, evidenzia la Commissione, ponendo l’accento sul binomio tra tutela ambientale e sviluppo tecnologico.
Per supportare amministrazioni, aziende e comunità locali, la proposta introduce una serie di strumenti digitali avanzati. La nuova piattaforma online europea per la resilienza climatica ospiterà l’European Climate Viewer, sviluppato dal Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine (Ecmwf), che fornirà una mappa interattiva dei rischi territoriali e delle relative conseguenze. Nell’ambito dell’iniziativa Destination Earth, Bruxelles integrerà inoltre capacità di supercalcolo per perfezionare le simulazioni degli scenari futuri.
A questi si affiancheranno il Navigator of Climate Resilience Tools, curato dall’Agenzia europea dell’ambiente (AEA) per orientare gli utenti nella scelta dei sistemi d’intervento in base alla geografia e al settore d’attività, e il Solutions Explorer, destinato alla condivisione delle buone pratiche già sperimentate nell’ambito della Missione Ue sull’adattamento ai cambiamenti climatici.
L’iniziativa politica di Bruxelles giunge in concomitanza con la pubblicazione del decimo rapporto The Lancet Countdown on Health and Climate Change, elaborato da 146 ricercatori di oltre 100 istituzioni internazionali con la guida dell’University College di Londra e la collaborazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms).
In vista della Conferenza Onu Cop31, gli esperti chiedono che il cambiamento climatico venga formalmente riconosciuto come un’emergenza sanitaria globale e che la tutela della salute guidi le priorità di finanziamento e le politiche pubbliche.
Il documento evidenzia che nel decennio 2016-2025, successivo all’Accordo di Parigi, i danni alla salute si sono aggravati più rapidamente rispetto al decennio precedente (2006-2015). A livello mondiale, la media annuale dei decessi legati al calore è cresciuta di quasi il 36%. Nel solo 2023 si è registrato il record di 710mila decessi correlati alle alte temperature, oltre il 70% dei quali attribuibile direttamente all’impatto delle attività umane.
Nonostante gli investimenti nelle energie pulite abbiano raggiunto nel 2025 la cifra record di 2,1 trilioni di dollari (quasi il doppio di quelli destinati ai combustibili fossili) e il miglioramento della qualità dell’aria abbia evitato circa 323mila decessi all’anno in 77 Paesi dal 2016, i progressi restano insufficienti. I combustibili fossili coprono ancora oltre l’80% del fabbisogno energetico mondiale e i piani di produzione delle 100 maggiori compagnie petrolifere e gasiere superano del 150% i livelli compatibili con il contenimento delle temperature entro 1,5°C entro il 2040.
A livello ambientale, nel 2025 la siccità estrema ha interessato quasi il 52% delle terre emerse per almeno un mese, mentre analisi satellitari indicano che dal 2003 l’80% del pianeta ha subito variazioni significative negli idrolivelli sotterranei, con ricadute dirette sulla sicurezza alimentare e l’igiene.
“A 10 anni dall’Accordo di Parigi, i nostri risultati sono inequivocabili: i danni alla salute causati dai cambiamenti climatici stanno crescendo più rapidamente della risposta globale e, in molti casi, stanno addirittura accelerando”, afferma Marina Romanello, direttore esecutivo del Lancet Countdown.
L’esperta sottolinea la necessità di risposte immediate di fronte a rischi interconnessi: “Non si tratta di un peggioramento graduale, è un cambiamento improvviso che deve essere riconosciuto come l’emergenza sanitaria globale che è“.
Sulla stessa linea Anthony Costello, co-presidente del Lancet Countdown: “Abbiamo la prova che l’azione climatica incentrata sulla salute funziona: aria più pulita, sistemi sanitari e di allerta più resilienti proteggono la salute e salvano vite umane in tutto il mondo. Ma il ritmo e la portata della riduzione delle emissioni rimangono completamente sproporzionati rispetto al ritmo e alla portata del danno”.