BOGOTÀ - Si aggrava drammaticamente il bilancio del terribile sisma di magnitudo 7,4 che lunedì ha sconvolto le città occidentali della Colombia, guadagnandosi il triste primato di terremoto più potente registrato nel Paese nell’ultimo secolo. Secondo le cifre fornite dalle autorità regionali, si contano quasi 240 morti, oltre 1.000 feriti e ben 3.600 dispersi, in una tragedia che continua a tenere con il fiato sospeso l’intera nazione. 

Di fronte alla gravità dei fatti, il presidente Abelardo de la Espriella (insediatosi alla guida del Paese solo cinque giorni fa) ha dichiarato lo stato di emergenza e ha proclamato tre giorni di lutto nazionale. “Il governo nazionale, a nome del popolo colombiano, esprime il suo profondo cordoglio per la morte di coloro che hanno perso la vita a causa del terremoto e porge le sue condoglianze alle famiglie e agli amici delle vittime”, stabilisce il decreto emesso dalla Presidenza.  

In segno di rispetto, per tre giorni “la bandiera nazionale sarà issata a mezz’asta” sugli edifici pubblici di tutto il Paese e presso le rappresentanze diplomatiche all’estero. Il testo evidenzia che “la perdita di vite umane addolora profondamente le famiglie e gli amici, così come il governo nazionale”, manifestando profonda solidarietà per eventi che “rattristano l’intero Paese”. 

Mentre le scosse di assestamento continuano a scuotere i quartieri già devastati, le operazioni di ricerca proseguono senza sosta ad un ritmo frenetico. Militari, vigili del fuoco e volontari scavano tra i resti degli edifici crollati, soprattutto a Pereira e Cali, impiegando gru, macchinari pesanti e unità cinofile. Per agevolare le operazioni, in diversi punti si sono formate catene umane per rimuovere a mano mattoni e detriti di cemento, alternando fasi di lavoro a momenti di totale silenzio per cogliere eventuali richieste di aiuto sotterranee. 

In questo contesto di disperata attesa si registrano anche scorci di speranza: a Pereira, una donna di 32 anni, Daniela Largo, è stata estratta viva dalle macerie di un palazzo crollato. Avvolta in una coperta blu, è stata tratta in salvo tra le acclamazioni dei soccorritori e l’emozione dei familiari. La svolta è arrivata grazie all’iniziativa di un residente che, udendo grida d’aiuto dal sottosuolo, ha iniziato a scavare insieme ai vicini prima dell’arrivo dei soccorsi specializzati. “Stavamo perdendo la speranza, poi abbiamo ricevuto una telefonata”, ha raccontato la madre, Sandra Milena Perez. “Grazie a lui oggi siamo felici. A casa la aspetta suo figlio di 12 anni”. 

Con l’arrivo della notte, la popolazione si è organizzata alla meglio: molti spazi pubblici e parchi di Pereira sono stati trasformati in rifugi improvvisati allestiti con tende e materassi per accogliere le famiglie sfollate o timorose di rientrare nelle proprie abitazioni. 

Il sisma ha provocato pesanti ripercussioni anche sulla rete sanitaria locale. A Cali, il parziale crollo dell’Hospital Universitario del Valle ha costretto il personale medico a evacuare i degenti nel parcheggio della struttura, assistendo diversi feriti all’aperto. 

In risposta all’emergenza, si è attivata una vasta mobilitazione popolare, con migliaia di cittadini impegnati a distribuire generi alimentari e acqua potabile e lunghe code di donatori formatesi davanti alle emoteche. Nel corso di un sopralluogo a Pereira, il presidente de la Espriella ha promesso l’erogazione di sussidi per gli affitti destinati alle famiglie rimaste senza casa.  

Sotto il profilo internazionale, gli Stati Uniti hanno annunciato uno stanziamento di 15,5 milioni di dollari in aiuti d’emergenza, a cui si sommano varie offerte di assistenza giunte da diversi Paesi, mentre le squadre di soccorso continuano a lavorare ininterrottamente nella speranza di individuare altri superstiti.