MAR DEL PLATA – Mentre l’Argentina aspetta con ansia e trepidazione la sua prima partita del Mondiale, il 16 giugno, contro l’Algeria, a Mar del Plata è già iniziata la 38esima edizione della Coppa Italia, il torneo delle squadre di calcio delle organizzazioni e istituzioni della collettività.
“Tutto è cominciato come strategia per avvicinare i giovani alla collettività – ricorda Leonel “Leo” Zayavedra Bernini, vicepresidente di Coppa Italia e delegato di Casa Italia –. Possiamo dire che ha funzionato. Abbiamo iniziato con 2 squadre e ora sono 17”.
In più, da 4 anni, a questo tradizionale campionato “libre” (aperto ad atleti dai 18 anni in poi) si è aggiunta una Coppa Senior – per i maggiori di 35 anni – e una versione femminile, iniziata nel proprio nel 2026.
Le 17 squadre del libre sono Molise (campioni uscenti), Marchigianos, Sardos, Casa d’Italia, Treviso, Lazio, Centro Italiano Marplatense (Cim), Abruzzo, Calabreses, Varese, Garibaldi, Trentinos, Emilia Romagna, Mafaldeses, Sicilianos, Tornareccio, Campanos.
Unica condizione, ogni squadra deve fare capo a un’organizzazione italiana. “Ma alcune associazioni ne hanno addirittura due”, aggiunge con orgoglio. È il caso di Abruzzo e Tornareccio, che fanno capo entrambe al Centro Abruzzese.
I singoli atleti, però, possono anche non essere cittadini italiani o discendenti (anche se questi sono il 75 per cento circa dei giocatori). “Ma l’amore per lo sport, l’appartenenza affettiva alla cultura italiana e la voglia di divertirsi in modo sano e corretto sono ancora più importanti delle radici anagrafiche”, afferma Leo.
Quest’anno il torneo libre è iniziato con un girone d’apertura con 8 squadre, sul modello del campionato italiano. Sarà seguito da una “seconda tappa” con le stesse modalità, con le altre 9 squadre. Le partite si tengono la domenica alle 16.
“Dopodiché, tra i vincitori della prima fase e quelli della seconda si disputerà la finale ai play off – dice Leo –. È tutto autogestito e autofinanziato, dalla produzione delle magliette ai viaggi per le trasferte quando ci invitano a giocare, come “Nazionale”, in altre città. Siamo stati a Villa Regina in Patagonia e torneremo a dicembre, in occasione dei 100 anni del Circolo Italiano”. Mentre per novembre è prevista una trasferta a Santiago del Cile.
Ogni squadra deve esprimere un delegato, che spesso è anche allenatore. Gli arbitri invece sono esterni ma sempre federati. Infine, la Coppa ha anche un tribunale di disciplina che si occupa dell’applicazione del regolamento.
A febbraio scorso, poi, Coppa Italia si è costituita come associazione civile. “Acquisire personalità giuridica era un passo quasi obbligato – spiega Leo –. Ora che siamo cresciuti, ufficializzare la nostra posizione ci dà possibilità di raccogliere fondi e donazioni in modo regolare”.
Le partite della categoria senior, che conta 12 squadre, si giocano il sabato. A scendere in campo sono Centro Italiano Marplatense (vincitori della Coppa nel 2025), Casa d´Italia, Molise, Lazio, Abruzzo, Tornareccio, Calabreses, Marchigianos, Campanos, Puglia, Garibaldi, Trentinos.

La finale senior 2025, tra Cim e Casa d’Italia.
Questa categoria nasce dal desiderio dei primi calciatori della Coppa Italia davanti alla constatazione che il torneo, negli ultimi anni, aveva incorporato ragazzi molto giovani, attorno ai 20 anni. “Volevamo continuare a giocare e divertirci, senza sentirci sotto pressione – dice Leo –. Ma con lo stesso spirito di sana competizione”.
La grande novità di quest’anno è il torneo di calcio femminile. “Inizieremo a luglio – dice Leo – con 8 squadre. Non ci aspettavamo tante adesioni. Solo a Casa Italia, appena aperte le iscrizioni, hanno risposto 70 ragazze”.
Le squadre già formate sono sette: Molise, Casa d’Italia, Centro Italiano Marplatense, Abruzzo, Varese, Sicilianos, Campanos. Resta un posto libro per un’ultima squadra.
Giovani e senior, maschi e ragazze… C’è un elemento comune che unisce tutte le categorie della Coppa ed è il fair play. “Vogliamo divertirci e restare in armonia – spiega –. Dimenticarci i problemi, il contesto difficile, per un paio d’ore. Lo sport per noi ha fini sociali, deve creare amicizie, relazioni solidali… Devono partecipare le famiglie, i genitori, le fidanzate, i fratelli e i nipoti…”.
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