ROMA – Verbali modificati dopo la firma, pressioni politiche, dati insabbiati. Sono le verità che emergono dai video e dagli atti delle riunioni del Comitato tecnico-scientifico (Cts), istituito per gestire la pandemia di Covid.
I materiali sono stati acquisiti dai Nas di Genova, su richiesta della Procura, nell’ambito delle indagini per la morte di Camilla Canepa. La ragazza di 18 anni che, il 15 maggio 2021, partecipò a un open day vaccinale con Astra Zeneca, organizzato dalla Regione Liguria, e morì il 10 giugno per una sindrome Vitt, una trombocipotenia e trombosi indotta dal vaccino.
Le indagini della procura si sono concluse ad aprile scorso, con un non luogo a procedere per i 5 medici dell’ospedale di Lavagna (Genova), indagati per un possibile omicidio colposo legato alla tempestività della diagnosi e delle cure.
I video, segretati all’epoca dei fatti, sono rimasti agli atti della Procura e sono stati pubblicati dal quotidiano La Verità, accompagnati da una inchiesta giornalistica di cui sono autori Fabio Amendolara e Giacomo Amadori.
Si riferiscono ai giorni immediatamente precedenti e successivi alla morte di Camilla e i contenuti rivelano che, tra i componenti del Cts, ci sarebbe stata piena consapevolezza del rischio di effetti avversi per il vaccino AstraZeneca, soprattutto nei giovani. Il prodotto non doveva essere utilizzato sotto i 60 anni.
“Sarebbe difficile somministrarlo sotto ai 50-59 anni…”, dice il 7 maggio l’allora presidente dell’Aifa (l’Agenzia italiana del farmaco) Giorgio Palù. “Se esistono alternative più sicure, non ha senso rischiare anche un solo morto”, sono le parole dell’immunologo Sergio Abrignani. Mentre l’epidemiologo Donato Greco richiama al criterio del rapporto costi/benefici e ricorda che “non sarebbe sensato fare rischiare anche una sola vita se ci sono alternative”.
Tuttavia le Regioni vennero ugualmente autorizzate a organizzate gli “AZ Day” per tutti i maggiori di 18 anni, spesso con musica, regali, intrattenimento.
La soluzione adottata dal Cts appare pilatesca: nessuna raccomandazione, ma nemmeno un divieto. La bioeticista Cinzia Caporale avrebbe consigliato, a questo proposito, di tutelarsi con il consenso informato.
In questo caso, però, ci sarebbe qualcosa di più di un gioco di equilibrismi. Parrebbe che, nel verbale, la frase “Il Cts non rileva motivi ostativi a che vengano… per tutti i soggetti di età superiore ai 18 anni” sia stata inserita in un secondo momento dal presidente del Cts stesso, Franco Locatelli (primario di Ematologia pediatrica dell’ospedale Bambino Gesù di Roma).
“Ma leggere i verbali non fa la stessa impressione della visione dei video (disponibili sul sito della Verità) – dice a Il Globo Fabio Amendolara, uno degli autori dell’inchiesta –. Nei filmati si notano la mimica facciale, le risatine, le pause imbarazzate”.
Subito dopo il ricovero di Camilla Canepa, l’allora ministro della Salute Roberto Speranza avrebbe chiesto agli scienziati di non disperdere il grande patrimonio di “entusiasmo vaccinale” diffondendo notizie allarmanti. Anzi, Speranza avrebbe insistito sull’esigenza di “spingere” sulla campagna vaccinale, temendo che l’esposizione di dubbi potesse comprometterne l’adesione. Tanto che il cambio di indicazioni per il vaccino Astra Zeneca, da somministrare da allora in poi solo agli over 60, verrà comunicato in sordina.
Nella riunione dell’11 giugno, Palù lascia aperto il microfono mentre sta parlando al telefono, piuttosto infastidito, con qualcuno di cui non sappiamo l’identità. In quel fuori onda, sembra riferirsi alle pressioni ricevute da Speranza sull’uso del vaccino AstraZeneca nei giovani.
“Era una decisione presa in linea con gli altri Paesi europei: AstraZeneca e Johnson&Johnson, per analogia, non si facevano sotto i 60 anni – dice –. Ci sono pressioni che non capisco... non mi sento di tornare indietro... per qualche insistenza o desiderata ministeriale”.
Tanto che Locatelli cerca di avvertirlo (“Giorgio, hai il microfono aperto, ti stiamo ascoltando...”), mentre altri componenti si preoccupano non tanto per il contenuto delle frasi, quanto per il fatto di averle udite e di esserne stati in qualche modo testimoni.
“Non sappiamo con chi stesse parlando Palù”, dice Amendolara. E nemmeno sappiamo se quel microfono fosse stato lasciato aperto apposta, come una sorta di messaggio criptico.
“I pubblici ministeri, quando l’hanno sentito, non gli hanno chiesto chi fosse l’interlocutore”, aggiunge il giornalista. Forse il suo avvocato o forse qualche funzionario ministeriale, a cui esprimeva le sue preoccupazioni.
Quelle di Speranza, invece, di preoccupazioni, riguardavano anche il destino delle scorte di Astra Zeneca che sarebbero finite inutilizzate (insieme con il vaccino Johnson & Johnson, basato sullo stesso principio d’azione). Sarebbe allora stato proposto di destinarle a specifiche popolazioni, come carcerati, homeless e immigrati, oppure di inviarle nei Paesi in via di sviluppo. Con il vantaggio, nel caso del Johnson & Johnson, monodose, di non dovere andare a cercare di nuovo i destinatari per il richiamo.
Un’altra preoccupazione dei componenti del Cts riguarda possibili procedimenti penali. “Basta un morto per aizzare i tribunali”, dice Palù.
“L’uso che la procura di Genova ha fatto di tale materiale – dice Amendolara – è limitata dalle prerogative dell’azione penale, che ha precise indicazioni di giurisdizione territoriale e di accertamenti di fatti specifici”. Non erano i componenti del Cts, infatti, l’oggetto di quelle indagini.
Video e verbali sono però stati acquisiti dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sul Covid, dai poteri molto ampi, presieduta dal senatore Marco Lisei (FdI). Attualmente sta vagliando la questione delle forniture di presidi medici irregolari, ma nelle prossime settimane affronterà anche i video del Cts.