TEHERAN - Il fine settimana appena trascorso non ha portato, almeno fino al momento di andare in stampa, i risultati che la comunità internazionale sperava rispetto alla crisi in Medio Oriente. Al centro delle tensioni resta lo Stretto di Hormuz, riaperto e richiuso dall’Iran nel giro di ventiquattro ore, in un’escalation che riflette il confronto sempre più acceso con gli Stati Uniti. 

Teheran ha giustificato la nuova chiusura con il “continuo blocco navale americano”, annunciando un sistema di transito fortemente controllato. Secondo il comando militare Khatam Al-Anbiya, solo le navi autorizzate dalla Marina dei Guardiani della Rivoluzione potranno attraversare lo stretto, seguendo rotte designate e pagando pedaggi.

Una decisione che rafforza il controllo iraniano su uno dei corridoi energetici più importanti al mondo. La posizione della leadership iraniana è stata netta. La Guida suprema Mojtaba Khamenei ha avvertito che “la coraggiosa Marina (iraniana) è pronta a far assaporare ai nemici l’amarezza di nuove sconfitte”, mentre il vicepresidente Mohammad Reza Aref ha ribadito che “l’Iran difenderà il suo diritto a gestire lo Stretto di Hormuz, sia al tavolo delle trattative che sul campo”.

La sequenza degli eventi ha contribuito ad alimentare ulteriore incertezza. Venerdì il presidente americano Donald Trump aveva accolto con favore l’annuncio iraniano di una riapertura completa del passaggio, mentre il ministro degli Esteri Abbas Araghchi aveva indicato la possibilità di coordinare le rotte navali.

Le dichiarazioni avevano fatto scendere rapidamente il prezzo del petrolio, ma l’effetto è stato di breve durata. Nel giro di poche ore, fonti iraniane hanno criticato le ambiguità sulle modalità di transito, mentre Washington ha confermato che il blocco dei porti iraniani sarebbe proseguito “con piena forza” fino al raggiungimento di un accordo.

A distanza di un giorno, i Guardiani della Rivoluzione hanno annunciato il ripristino delle restrizioni, affermando che qualsiasi nave che si avvicini allo Stretto senza autorizzazione sarà considerata “in cooperazione con il nemico” e quindi potenziale bersaglio.

Le tensioni si sono tradotte anche in episodi concreti: unità navali iraniane hanno aperto il fuoco contro una petroliera in transito, mentre una seconda nave ha segnalato di essere stata colpita da un “proiettile sconosciuto”.

Due imbarcazioni battenti bandiera indiana sono state coinvolte negli incidenti, spingendo Nuova Delhi a convocare l’ambasciatore iraniano per esprimere “profonda preoccupazione” e chiedere garanzie sulla sicurezza della navigazione. In un contesto tanto instabile, il fronte diplomatico appare sempre più incerto. I colloqui tra Stati Uniti e Iran non sembrano procedere con la rapidità auspicata dall’amministrazione americana. 

Teheran ha dichiarato di essere “ben lontana da un accordo” e di non aver ancora approvato un nuovo ciclo negoziale con Washington. Alla Casa Bianca è stata convocata una riunione nella Situation Room per valutare gli sviluppi della crisi, mentre si avvicina la scadenza della tregua prevista per martedì senza che sia stata fissata una data per un nuovo incontro tra le parti. 

Un funzionario statunitense ha avvertito che, in assenza di progressi, il conflitto potrebbe riprendere già nei prossimi giorni. Il cessate il fuoco, già fragile, rischia di saltare entro mercoledì. Sullo sfondo resta il nodo del programma nucleare iraniano: gli Stati Uniti hanno dichiarato che intendono ottenere il controllo delle scorte di uranio altamente arricchito “con le buone o con le cattive”, lasciando intendere la possibilità di azioni più dure in caso di fallimento dei negoziati.

In Europa, intanto, il primo ministro britannico Keir Starmer, il presidente francese Emmanuel Macron, la presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni e il cancelliere tedesco Friedrich Merz hanno annunciato congiuntamente venerdì scorso, da Parigi, l’avvio dei preparativi per una missione internazionale volta a garantire la sicurezza della navigazione nello Stretto di Hormuz, sottolineando la necessità di una riapertura “duratura e praticabile”.

Macron, che ha annunciato una riunione operativa per la prossima settimana, ha spiegato che Parigi e Londra hanno “già iniziato a coordinarsi” per creare una missione “neutrale, completamente separata da qualsiasi parte belligerante”, con l’obiettivo di “sostenere e mettere in sicurezza le navi mercantili” nel Golfo.

Starmer ha chiarito che i due Paesi guideranno l’iniziativa, alla quale almeno 12 Paesi alleati hanno già promesso di contribuire con assetti. “Sarà una missione strettamente pacifica e difensiva per rassicurare il traffico commerciale e sostenere le operazioni di sminamento”. Secondo Giorgia Meloni, anche l’Italia “è pronta a fare la sua parte” schierando le proprie navi.