PECHINO - Il blocco navale ordinato da Donald Trump contro il traffico marittimo iraniano rischia di trasformare il vertice con Xi Jinping, previsto a Pechino il 14 e 15 maggio, in un terreno di scontro frontale. Quella che doveva essere l’occasione per stabilizzare i rapporti tra le prime due economie mondiali è ora appesa al filo della tensione nello Stretto di Hormuz, il “choke point” vitale per l’energia asiatica. 

Trump sta giocando una partita su due tavoli. Da un lato rivendica una “relazione molto buona” con Xi, sostenendo che anche Pechino voglia la fine del conflitto; dall’altro ribadisce che non tollererà un Iran nucleare, utilizzando il blocco non solo come misura militare, ma come vera e propria leva negoziale. 

L’ipotesi degli analisti è che il presidente Usa voglia arrivare a Pechino con il “rubinetto energetico” dell’Asia socchiuso, per scambiare un allentamento della pressione a Hormuz con concessioni cinesi su temi caldi come le terre rare, il commercio e la cooperazione sul dossier iraniano. 

La reazione ufficiale della Cina è stata netta: il ministro degli Esteri Wang Yi ha dichiarato che il blocco non serve gli interessi internazionali, mentre il portavoce Guo Jiakun lo ha definito “irresponsabile”.  

Ma la posta in gioco per la Cina è immensa. Pechino è il più grande importatore mondiale di greggio (circa 12 milioni di barili al giorno all’inizio del 2026) e dipende dal Golfo per un terzo del suo Gnl. Ogni militarizzazione di Hormuz colpisce direttamente la sicurezza energetica e le catene di approvvigionamento cinesi, rendendo l’ambiguità strategica tra Washington e Teheran sempre più difficile da mantenere. 

Il vertice del 14-15 maggio era già stato rinviato una volta a causa della guerra. Se nelle prossime settimane si verificheranno ispezioni o sequestri di navi collegate alla rete commerciale cinese, il clima del summit potrebbe deteriorarsi irrimediabilmente. Il rischio è che Trump arrivi a Pechino non come un partner in cerca di intese, ma come un leader che negozia con la forza, rendendo l’evento di maggio molto più complesso — e meno probabile — di quanto previsto.