ROMA - Non si fermano gli attacchi hacker iniziati la scorsa settimana e che hanno coinvolto diversi Paesi europei con una serie di email contenenti falsi allarmi di bombe piazzate su diversi aerei in volo.

Nelle scorse ore è stato invece il ministro Antonio Tajani a finire nel mirino di questi gruppi criminali, che hanno pubblicato sul web dati privati del vicepresidente del Consiglio e dei suoi familiari.

Un’escalation nei tentativi di destabilizzazione che preoccupa anche la premier Giorgia Meloni, per la quale “la messa in vendita di informazioni riservate su esponenti delle istituzioni va affrontata con la massima determinazione”.

Tra le ipotesi più plausibili, al vaglio dei servizi segreti americani ed europei, rimane l’intervento di gruppi di hacker filorussi, anche se Mosca respinge l’accusa di un suo coinvolgimento.

Rimane il fatto che a lanciare gli attacchi informatici sono stati i pirati filorussi della rete di NoName057(16), a caccia dei dati sensibili di diverse persone ritenute nemiche della Federazione russa, tanto da mettere - già da due settimane - una ‘taglia’ sulle informazioni personali legate allo stesso ministro degli Esteri, ma anche sul procuratore di Roma Francesco Lo Voi, il capo della Polizia postale Ivano Gabrielli e Paolo Tassan-Zanin, sindaco di Aviano (Pordenone), sede di una base militare americana.

Gli hacker offrono soldi in cambio di numeri di telefono, email e vari contatti dei loro ‘ricercati’, pubblicando, come per Tajani, profili con schede già corredate da curriculum, dati pubblici, numeri di telefono privati, email e indirizzi civici delle abitazioni. Sul caso indagano i magistrati capitolini, mentre i dati già pubblicati per ora restano online, visto che al momento risulta tecnicamente impossibile riuscire a rimuoverli dal dark web.

Negli elenchi pubblicati da NoName non ci sono soltanto italiani, ma diciotto persone in tutto. Tra le personalità di spicco all’estero figurano Michael Schmid, presidente di Eurojust, Benjamin Krause, magistrato della Procura di Francoforte, Holger Münch, a capo della polizia criminale tedesca, e Michael Alexander Martens, giornalista d’inchiesta ricercato da Mosca.

Il ministro Tajani, da parte sua, ha ricondotto le minacce alla posizione italiana espressa a sostegno dell’Ucraina e ha sottolineato: “Siamo di fronte ad una guerra ibrida, per questo ho chiesto al G7 che si svolgerà lunedì a Parigi di porre questo argomento al centro del nostro dibattito”.

Intanto, l’ombra del cybercrimine filorusso si allunga anche sul cantiere della maxiopera del Tunnel di Base del Brennero, dopo che i sistemi della Bbt Se, società europea per azioni responsabile della progettazione e costruzione del megatunnel tra Italia e Austria, sono stati violati da soggetti non autorizzati che, sfruttando le falle di sicurezza della rete, sono riusciti ad accedere a dati non pubblici.

L’incursione informatica risale allo scorso 17 ottobre, giorno in cui sono scattate le prime contromisure e le indagini degli inquirenti che, anche in questo caso, non escludono il coinvolgimento di gruppi di hacker legati a Mosca.

L’incidente non avrebbe comportato alcun rischio né ripercussioni sulle attività operative e sui lavori in corso. Resta tuttavia da chiarire l’effettiva profondità della penetrazione informatica e l’entità dei dati compromessi. Sull’eventualità di trattative o sul pagamento di presunti riscatti, la società mantiene il massimo riserbo.

“Da quattro anni parlo con preoccupazione di guerra ibrida - commenta il ministro della Difesa, Guido Crosetto -. Oggi tutti sembrano scoprirla, insieme alle nostre vulnerabilità di fronte agli attacchi cyber. Smettiamo di rincorrere le minacce e iniziamo ad anticiparle”.