ROMA - Gli attacchi informatici e i falsi allarmi che da giorni interessano l’Italia e altri Paesi europei stanno provocando disagi e interruzioni nei servizi, alimentando i timori per la sicurezza delle infrastrutture essenziali.  

Le modalità sono diverse, dalle email che segnalano bombe inesistenti alle intrusioni nei sistemi informatici, ma l’obiettivo può essere lo stesso: creare insicurezza, interrompere le attività e generare panico. 

Il direttore dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale (Acn), Andrea Quacivi, ha avvertito in Parlamento che la combinazione tra falsi allarmi e minacce informatiche sempre più complesse “può produrre effetti sull’affidabilità dei servizi, sulla fiducia dei cittadini e, più in generale, sulla stabilità del sistema paese”. 

Le indagini dovranno chiarire se gli episodi siano collegati e riconducibili a una strategia coordinata, ipotesi considerata credibile dagli apparati di sicurezza e intelligence. Individuare i responsabili resta però difficile. Dietro gli attacchi possono esserci criminali informatici interessati a ottenere riscatti, gruppi di attivisti digitali che perseguono obiettivi politici oppure organizzazioni legate a governi stranieri. 

Secondo l’ultima relazione dell’intelligence italiana, le azioni russe contro infrastrutture critiche in Europa sono più che quintuplicate tra il 2023 e il 2025. Queste operazioni possono rientrare nelle cosiddette strategie ibride, che combinano attacchi informatici, sabotaggi e disinformazione per destabilizzare altri Paesi. 

Molte intrusioni sfruttano sistemi di sicurezza inadeguati, mentre per provocare un falso allarme può bastare una semplice email: anche quando la minaccia si rivela infondata le autorità devono effettuare controlli, con conseguenti evacuazioni e interruzioni delle attività. 

Finora gli attacchi informatici hanno interessato soprattutto la catena del freddo della grande distribuzione, cioè i sistemi che garantiscono la conservazione dei prodotti a temperatura controllata, ma la preoccupazione riguarda possibili attacchi futuri a ospedali, acquedotti, reti elettriche, raffinerie e banche dati pubbliche, la cui interruzione potrebbe causare conseguenze particolarmente gravi. 

Nei primi nove mesi del 2026 l’Acn ha individuato quasi 45mila dispositivi e servizi informatici a rischio, dei quali oltre 3.200 potenzialmente compromessi.  

L’Agenzia ha quindi sollecitato un aggiornamento delle protezioni dei sistemi connessi utilizzati nelle attività industriali e nei servizi essenziali, dagli impianti energetici e idrici alla climatizzazione, fino alla videosorveglianza.  

L’obiettivo è ridurre le vulnerabilità che potrebbero consentire nuovi attacchi e compromettere la continuità dei servizi.