MELBOURNE – Il crollo di David Jones viene letto da esperti del settore come un segnale inequivocabile per i grandi magazzini australiani: adattarsi rapidamente alle nuove abitudini dei consumatori oppure rischiare di perdere ulteriore rilevanza.

La storica catena, fondata 188 anni fa e ritenuta il più antico grande magazzino ancora attivo con il nome originale, è entrata ieri in amministrazione volontaria dopo essere arrivata a non riuscire più a pagare l’affitto di diversi punti vendita al suo principale proprietario immobiliare, Scentre Group, titolare di Westfield.

Gli amministratori di McGrathNicol puntano ora a favorire una ricapitalizzazione oppure la vendita dell’attività a un nuovo acquirente, nel tentativo di evitarne la scomparsa.

Secondo Carol Tan, esperta di commercio al dettaglio e moda della RMIT University, la crisi conferma difficoltà che il settore affronta ormai da decenni.

I grandi magazzini, ha osservato, non riescono più a offrire quell’esperienza coinvolgente, curata e utile che un tempo rappresentava uno dei loro principali punti di forza.

“Se entri in David Jones, trovi essenzialmente uno spazio con marchi diversi, ma non riesci a ottenere un vero servizio”, ha spiegato.

Molti degli addetti presenti nei negozi sono infatti dipendenti dei singoli marchi, che pagano per occupare spazi all’interno della struttura.

Secondo Tan, proprio questo modello rischia di trascurare uno dei vantaggi storici dei grandi magazzini: molti clienti vi entrano senza avere già scelto un marchio preciso e cercano piuttosto consigli su cosa acquistare.

“Il dipendente del grande magazzino del futuro dovrebbe essere meno un venditore e più un consulente, un curatore o uno stilista”, ha affermato.

La possibile scomparsa di David Jones dal Bourke Street Mall rappresenterebbe inoltre un problema più ampio per Melbourne.

La direttrice esecutiva del Committee for Melbourne, Cath Evans, ha osservato che un settore commerciale vivace contribuisce direttamente all’attrattività della città.

Le difficoltà dei grandi rivenditori, ha aggiunto, si riflettono anche su turismo, ristorazione, lavoratori del centro e residenti.

Altri marchi hanno invece trovato formule più efficaci per attirare il pubblico.

Tan ha citato Mecca, capace di creare eventi, masterclass e offerte esclusive nei punti vendita, trasformando il negozio in un’esperienza più dinamica.

Il docente di management della University of Melbourne Danny Samson ha accusato David Jones di essersi mosso troppo lentamente.

“Il loro modello di business è cambiato pochissimo”, ha detto, sostenendo che la catena avrebbe dovuto ridurre prima la propria presenza fisica e investire maggiormente nel commercio online.

Per molti operatori tradizionali, infatti, competere sul prezzo con aziende esclusivamente digitali si è dimostrato particolarmente difficile.