WELLINGTON – La campagna elettorale neozelandese entra nelle ultime ore con un equilibrio ancora irrisolto tra i due principali blocchi politici e con la prospettiva concreta che il prossimo governo dipenda da una formazione alla sua prima prova nazionale.
L’ultimo sondaggio della campagna, pubblicato questa mattina dal quotidiano The Post, vede il Labour al 30,7 per cento e il National al 26,4, un risultato che rappresenterebbe per il partito conservatore una delle peggiori prestazioni elettorali dei suoi novant’anni di storia.
I Verdi raccolgono il 13 per cento, mentre i due partner dell’attuale governo di centrodestra, NZ First e ACT, sono rispettivamente al 12 e al 9,8 per cento. Il Maori Party si ferma al 2.
Neppure con questi numeri, tuttavia, il blocco di sinistra formato da Labour, Verdi e Maori Party raggiungerebbe da solo una maggioranza, così come non la otterrebbe il fronte di governo composto da National, ACT e NZ First.
A trovarsi ancora una volta in posizione decisiva è Opportunity, la nuova formazione guidata da Qiulae Wong.
Il partito viene accreditato del 5,1 per cento, appena sopra la soglia del 5 necessaria per entrare in Parlamento senza conquistare direttamente un collegio.
La differenza è minima ma determinante: con il 5,1 per cento Opportunity eleggerebbe per la prima volta alcuni deputati e potrebbe detenere l’equilibrio dei seggi; con il 4,9 resterebbe invece completamente fuori dal Parlamento.
La forte incertezza ha alimentato anche il dibattito sul voto tattico, con il timore che alcuni elettori distribuiscano deliberatamente le proprie preferenze tra partiti diversi per influenzare la composizione finale dell’assemblea.
La campagna è stata dominata soprattutto dalle preoccupazioni per il costo della vita, senza però riuscire a suscitare grande entusiasmo tra gli elettori.
Il National e i suoi alleati chiedono la conferma al governo sostenendo di aver guidato il Paese in una fase economica difficile.
Labour, Verdi e Maori Party ribattono invece che proprio l’attuale esecutivo porta una parte importante della responsabilità per le difficoltà economiche e non merita un nuovo mandato.
Ieri sera i rappresentanti delle sette principali formazioni si sono affrontati nell’ultimo dibattito televisivo su TVNZ, seguito potenzialmente da circa un milione di persone, pari a un quarto dell’elettorato.
L’Australia è entrata più volte nella discussione, dalle politiche per riportare in patria i neozelandesi emigrati alla regolamentazione delle sigarette elettroniche, fino al divieto australiano sui social media, definito da alcuni partecipanti un modello da non imitare.
Opportunity ha sfruttato il confronto per presentarsi davanti a un pubblico molto più ampio.
La formazione di Wong accetta apertamente il paragone con il movimento teal australiano, ne utilizza persino il colore e concentra il proprio messaggio su integrità, clima e collaborazione tra schieramenti.
Il ministro delle Finanze Nicola Willis è stata invece uno dei bersagli principali delle critiche all’operato del governo, ma ha difeso la situazione economica della Nuova Zelanda confrontandola con quella australiana.
“L’inflazione in Australia è molto più alta che qui e anche i tassi d’interesse sono superiori, quindi ottenere un mutuo costa di più”, ha affermato, aggiungendo che economisti internazionali prevedono una crescita neozelandese più rapida di quella australiana.
Per il Labour, il responsabile della campagna Kieran McAnulty ha adottato un tono più leggero, alternando battute e brevi interventi.
Nelle ultime ore prima del voto, il leader laburista Chris Hipkins ha fatto campagna a Wellington, mentre molti degli altri leader si sono concentrati su Auckland.
Il primo ministro Chris Luxon concluderà invece il suo viaggio in autobus di una settimana arrivando questa sera nel proprio collegio di Botany.
Il leader di NZ First Winston Peters, 81 anni, ha già votato a Ponsonby mentre punta al quattordicesimo mandato parlamentare.
Il suo giudizio sulla campagna è stato netto: “La peggiore della mia carriera. Un circo caotico”.