ROMA - Il Consiglio dei ministri ha deciso di impugnare davanti alla Corte costituzionale la legge sul fine vita approvata il 2 settembre scorso dalla Regione Veneto.

Una scelta in linea con quanto già avvenuto con provvedimenti analoghi adottati contro Toscana, Emilia-Romagna e Sardegna, con la differenza che questa volta coinvolge una Regione guidata dal centrodestra e ha provocato divisioni all’interno dello stesso governo.

Il vicepremier Matteo Salvini non ha partecipato al voto, mentre il ministro per gli Affari regionali Roberto Calderoli si è espresso contro l’impugnazione.

La decisione rischia infatti di essere letta come una sconfessione della linea sostenuta in Veneto dal governatore Alberto Stefani e dal suo predecessore Luca Zaia, oggi presidente del Consiglio regionale.

Zaia ha detto di rispettare la scelta del governo, ma ha difeso la legge regionale da lui sostenuta. “Abbiamo voluto dare regole certe a situazioni già previste dal nostro ordinamento, evitando di lasciare soli i pazienti, le loro famiglie e i medici, davanti a decisioni di straordinaria delicatezza”, ha dichiarato. Stefani si è detto fiducioso sull’esito del ricorso, dicendosi convinto che “la legge supererà il vaglio della Consulta”.

Per il capogruppo del Pd in Consiglio regionale, Giovanni Manildo, la decisione del Cdm “fa emergere in modo evidente un dato politico. Ovvero una netta e profonda spaccatura all’interno delle stesse forze di governo. Per quanto ci riguarda - ha concluso - attenderemo con serenità il pronunciamento della Consulta”.

Da Palazzo Chigi è emersa anche la posizione del vicepremier Antonio Tajani, che ha chiesto un intervento legislativo nazionale. “Una materia tanto delicata deve essere disciplinata attraverso una normativa nazionale che eviti il proliferare di leggi regionali e dia attuazione alle indicazioni della Corte costituzionale”, ha affermato.

Il problema resta infatti l’assenza di una disciplina nazionale organica. Già nel 2019, pronunciandosi sul caso di Dj Fabo, la Corte costituzionale aveva sollecitato il Parlamento a intervenire sul fine vita.

Un tentativo legislativo si era fermato nella scorsa legislatura prima di rimanere nuovamente bloccato: a giugno il Senato, su richiesta della maggioranza, aveva, infatti, rinviato il testo in commissione. La questione passa ora alla Consulta, chiamata a stabilire se la legge veneta rientri o meno nelle competenze regionali.