NEW YORK – La netta vittoria dei Democratici alle elezioni di metà mandato ha innescato una pesante ondata di vendite a Wall Street, interessando soprattutto i titoli connessi all’intelligenza artificiale e ai data center.

Il Nasdaq Composite ha perso il 5,5 per cento, registrando il peggior calo giornaliero dall’aprile 2025 e scivolando in territorio di correzione, con una flessione di quasi il 12 per cento rispetto al massimo storico del 6 ottobre.

Per correzione si intende una perdita di almeno il 10 per cento rispetto a un recente picco.

Il Nasdaq 100, che raccoglie i maggiori titoli dell’indice, è sceso del 6,4 per cento, cancellando circa 2.500 miliardi di dollari di capitalizzazione.

Gli investitori temono che il nuovo equilibrio politico a Washington e le vittorie Democratiche in diversi Stati possano rallentare l’espansione delle infrastrutture per l’AI, in particolare tramite controlli più severi e nuove opposizioni ai data center.

Michael O’Rourke, capo stratega di mercato di JonesTrading, ha indicato proprio il possibile rallentamento della costruzione di questi impianti come uno dei temi destinati a pesare maggiormente sui mercati.

Il comparto dei semiconduttori ha subito le perdite più forti.

L’indice Philadelphia SE Semiconductor è crollato del 12 per cento, toccando il livello più basso da oltre sei mesi. Nvidia ha perso il 9 per cento e Advanced Micro Devices il 17.

Anche le società che forniscono capacità informatica attraverso infrastrutture dedicate hanno registrato forti ribassi.

CoreWeave è scesa del 10 per cento, mentre Nebius ha perso il 15. Entrambe hanno visto dimezzarsi o più il valore delle azioni rispetto ai massimi del Nasdaq di ottobre.

La debolezza si è estesa agli operatori dei data center, con Applied Digital, Cipher Digital e IREN in calo di oltre il 14 per cento ciascuna, e ai fornitori di energia e attrezzature. GE Vernova ha perso il 7,4 per cento e Constellation Energy il 2,5.

Anche i grandi gruppi tecnologici hanno ceduto terreno: Amazon e Alphabet sono scese del 2,2 per cento, mentre Microsoft ha perso il 3,6.

Secondo alcuni analisti, gli investitori stanno iniziando a incorporare nei prezzi la crescente opposizione locale ai nuovi data center, accusati in diverse comunità di pesare sulle reti elettriche e sulle risorse idriche.

UBS stima che circa il 30 per cento della capacità aggiuntiva prevista negli Stati Uniti per il 2028 potrebbe essere esposta al rischio di sospensioni o ritardi nelle costruzioni.

Le preoccupazioni politiche si sommano ai dubbi già presenti sulla sostenibilità finanziaria degli enormi investimenti nell’intelligenza artificiale e sulla capacità delle società più indebitate di continuare a raccogliere capitali in un contesto di tassi elevati.

“Il mercato sta passando dalla promessa dell’AI al prezzo dell’AI”, ha osservato Ted Parkhill, fondatore e amministratore delegato di Incline Investment Management.

La debolezza di Wall Street potrebbe ora riflettersi anche sui mercati asiatici e australiani.

In Australia, i futures sull’ASX 200 indicavano un calo di 33 punti, pari allo 0,4 per cento, dopo una seduta precedente particolarmente positiva.