Certe discipline sportive chiedono molto più della preparazione atletica. Pretendono sensibilità, controllo, fiducia reciproca. Nel reining, una delle specialità più spettacolari dell’equitazione western, il risultato nasce dall’intesa profonda tra cavallo e cavaliere, da una sintonia costruita giorno dopo giorno, allenamento dopo allenamento.

È proprio questa relazione sottile ma decisiva ad aver accompagnato Katia Sonsini fino al traguardo più importante della sua giovane carriera. A soli 19 anni, l’amazzone australiana è stata selezionata per rappresentare il Paese alla Youth World Reining Cup, in programma dal 19 al 28 giugno ad Avaré, in Brasile, dove si confronteranno i migliori giovani talenti del panorama internazionale.

Nata a Fitzroy da una famiglia di origini italiane, Sonsini porta con sé un patrimonio culturale che considera parte integrante della propria identità. Le radici affondano tra Puglia e Abruzzo da parte materna e ancora in Abruzzo da parte paterna. Un legame che continua a vivere nella quotidianità.

“Sono molto vicina ai miei nonni, li chiamo spesso per raccontare le novità della mia vita. Vedo regolarmente i miei cugini e ci ritroviamo in famiglia quasi ogni due settimane. Essere italiana ha influenzato il modo in cui vivo la famiglia, le amicizie e persino il rapporto con il cibo. Per me significa davvero tanto”.

Dietro la sua crescita sportiva, Katia riconosce anche l’eredità morale trasmessa da una famiglia di immigrati.

“Ho sempre ammirato la determinazione con cui tanti italiani arrivati in Australia hanno costruito il proprio futuro. Mi hanno insegnato che se desideri qualcosa devi impegnarti completamente, senza cercare scorciatoie”.

Accanto ai valori del sacrificio e della perseveranza, c’è stato un sostegno familiare che non è mai venuto meno, soprattutto nei momenti più difficili.

“Dopo una gara andata male sapevo di poter sempre chiamare casa e sentirmi dire che la volta successiva sarebbe andata meglio. E quando arrivavano i risultati, la gioia era condivisa da tutti. Questo mi ha aiutata a non arrendermi mai”.

La passione per i cavalli nasce molto presto. Prima ancora di salire in sella, occupava già ogni spazio dell’immaginario infantile.

“Guardavo soltanto film sui cavalli, avevo giocattoli a tema, ne ero completamente ossessionata”.

A nove anni arrivano le prime lezioni di equitazione. Poi, nel 2017, una vacanza negli Stati Uniti cambia tutto. Durante il soggiorno in un ranch scopre il mondo western e rimane affascinata da una disciplina che in Australia era ancora poco conosciuta.

A conquistare definitivamente il suo cuore fu un piccolo cavallo chiamato Piquito.

“Ho pianto disperatamente quando è arrivato il momento di tornare a casa”.

Rientrata in Australia, non ha avuto dubbi.

“Ho detto a mia madre che dovevo assolutamente imparare quell’equitazione da cowboy”.

Da quel momento inizia un percorso fatto di lezioni, allenamenti e prime competizioni. Un cammino che ha trovato nella famiglia il proprio punto di forza. Se il padre le ha trasmesso il valore della responsabilità e dell’impegno economico necessario per mantenere i cavalli, la madre è diventata la presenza costante di ogni gara, ogni allenamento, ogni momento decisivo.

“Ha sempre lasciato tutto per aiutarmi a raggiungere i miei obiettivi. È stata accanto a me quando ero felice, quando ero nervosa e quando piangevo”.

Negli ultimi anni, i risultati ottenuti nei campionati statali e nazionali hanno consolidato il suo profilo all’interno della comunità australiana del reining. Ma Katia attribuisce una parte importante della propria crescita anche alle relazioni costruite nel tempo.

“Credo che la capacità di parlare con le persone, di creare rapporti e di mostrarmi sempre professionale mi abbia aiutata molto. Quando rappresenti il tuo Paese, conta anche il modo in cui ti comporti fuori dall’arena”.

Ora l’attende una sfida unica. Alla World Cup i partecipanti non gareggeranno con il proprio cavallo. Ognuno riceverà l’animale soltanto due giorni prima della competizione. Una situazione che aggiunge imprevedibilità e fascino alla manifestazione.

“Normalmente ho mesi per prepararmi con il mio cavallo. In Brasile avrò soltanto due giorni per costruire un rapporto con un animale che non conosco. È una sfida enorme, ma è anche la parte che mi entusiasma di più”.

Per Sonsini, la chiave resta sempre la stessa: ascoltare. 

“La prima cosa sarà capire il carattere del cavallo. Dovrò trovare il giusto equilibrio tra autorevolezza e gentilezza. Credo che i cavalli percepiscano l’energia delle persone. Sentono se sei nervoso, se sei sereno, se sei sincero”.

Parole che raccontano una filosofia costruita in anni di lavoro e pazienza. Una qualità che ha dovuto coltivare soprattutto con Sherby, il cavallo che monta abitualmente in Australia.

Lo ha ricevuto quando aveva appena tre anni. Per molto tempo, mentre i coetanei gareggiavano con cavalli esperti e già formati, lei ha scelto di investire sul futuro. Scommettendo su un animale testardo e assolutamente imprevedibile.

“Si comportava bene a casa, ma in gara era sempre terribile, sembrava una provocazione continua. Uscivo dall’arena in lacrime dicendo a mia madre che non saremmo mai riusciti a venirne fuori”.

Sarebbe stato più semplice acquistare un cavallo già pronto per competere ad alto livello. Invece ha deciso di restare fedele al progetto.

“Ho dovuto fidarmi del processo. Continuavo a vedere altri vincere mentre io perdevo e imparavo. Ma alla fine tutto quel lavoro ha dato i suoi frutti”.

Oggi Sherby è diventato il simbolo di quella perseveranza.

“Siamo una squadra molto affiatata. Con lui ci sono state battute d’arresto e le giornate difficili esistono ancora. Ma quei grandi problemi sono ormai alle spalle”.

Guardando al Brasile, Katia non pensa soltanto ai risultati sportivi. Vuole conoscere giovani cavalieri provenienti da ogni parte del mondo, confrontarsi con culture diverse e vivere un’esperienza che va oltre la competizione.

“Voglio parlare con tutti e imparare il più possibile da ogni persona che incontrerò”.

In fondo, è proprio questo che continua ad affascinarla dell’equitazione: una forma di comunicazione che non passa dalle parole.

“Mi piace provare un cavallo nuovo, capire come ragiona, insegnargli qualcosa e vedere i miglioramenti. Quando riesci a mostrargli la strada giusta e lui finalmente capisce, la sensazione è straordinaria. Credo che sia questa la cosa che amo di più: la connessione”.

Alla Youth World Reining Cup Katia Sonsini non arriva come una curiosità esotica o una giovane promessa da osservare con simpatia. Arriva come il risultato concreto di anni di lavoro, sacrificio e determinazione. Una storia costruita lontano dai riflettori, nella pazienza degli allenamenti quotidiani e nella fiducia ostinata riposta in un sogno prezioso.

“La sfida più grande è la pazienza. Ho imparato che bisogna avere fiducia e continuare a lavorare, anche quando i risultati non arrivano subito”.