SYDNEY – I nuovi data centre del New South Wales dovranno sostenere direttamente il costo dell’acqua e dell’energia necessarie al loro funzionamento, nell’ambito di una riforma pensata per evitare che l’espansione del settore ricada sui cittadini.

Presentando oggi il piano statale sull’intelligenza artificiale, il governo ha annunciato che gli operatori dovranno rispettare criteri precisi su approvvigionamento energetico, uso dell’acqua, standard ambientali, consultazione delle comunità e contributi alle infrastrutture per poter accedere alle procedure accelerate di valutazione.

Nel NSW sono già operativi o in costruzione più di 60 data centre, con una forte concentrazione nell’area di Sydney. La crescita di grandi strutture ad alto consumo energetico, spesso vicine alle zone residenziali, ha alimentato il dibattito sul loro impatto sulle reti pubbliche.

Il ministro statale del Tesoro Daniel Mookhey ha definito la nuova impostazione la più avanzata del Paese e ha sostenuto che il NSW, proprio perché resta una destinazione privilegiata per questi investimenti, può chiedere un ritorno concreto per la collettività.

“I data centre devono pagare per ciò che consumano - ha dichiarato -. Devono portare nuova capacità energetica e nuova disponibilità d’acqua per compensare la domanda e ridurre il peso che altrimenti ricadrebbe sulle famiglie.”

Secondo Mookhey, entro quattro anni dall’avvio delle attività gli operatori dovranno compensare integralmente il proprio fabbisogno di acqua ed elettricità, per poi contribuire ad aumentare ulteriormente le riserve disponibili.

Al momento 19 progetti, per un valore complessivo di circa 50 miliardi di dollari, si trovano nel percorso di State Significant Development, che consente ai grandi interventi di essere valutati dal ministro della Pianificazione o dalla Commissione indipendente per la Pianificazione anziché dai consigli locali.

Le linee guida saranno riesaminate tra dodici mesi.

Sul fronte idrico, il ministro Rose Jackson ha spiegato che il nuovo quadro punta anche a proteggere le famiglie nei periodi di siccità, favorendo l’uso di acqua riciclata da parte dei data centre.

Il ministro dell’Energia Penny Sharpe ha da parte sua ricordato che queste strutture potrebbero arrivare a rappresentare l’11 per cento dei consumi elettrici dello Stato entro il 2030.

Gli operatori dovranno quindi sottoscrivere accordi per l’utilizzo di energia rinnovabile e sostenere i costi delle connessioni alla rete.

A luglio, tutti gli Stati tranne Queensland e Northern Territory avevano già concordato di lavorare a regole che impongano ai data centre di compensare la propria domanda elettrica attraverso nuova generazione rinnovabile.