STOCCOLMA - Domenica 13 settembre oltre otto milioni di svedesi saranno chiamati alle urne per rinnovare i 349 seggi del Riksdag, il Parlamento nazionale, in un appuntamento elettorale che si preannuncia estremamente incerto.
Gli ultimi rilevamenti mostrano infatti una flessione complessa per la coalizione di centrosinistra e, in particolare, per il Partito Socialdemocratico, che pur mantenendo il primato in tutti i sondaggi recenti ha visto assottigliarsi il proprio margine.
Secondo un’indagine condotta dall’istituto Novus tra il 6 e l’8 settembre, i socialdemocratici guidati dall’ex prima ministra Magdalena Andersson si attestano al 26,6% (rispetto a quote superiori al 30%, registrate poche settimane fa), seguiti dalla destra radicale dei Democratici Svedesi al 19,3% e dal Partito Moderato dell’attuale premier Ulf Kristersson al 16,6%.
La partita si preannuncia serrata anche nella prospettiva delle trattative post-elettorali. Nel blocco di centrosinistra, il Partito di Centro, i Verdi e la Sinistra si attestano tutti tra il 7% e l’8%.
Sul fronte opposto, tra le forze del blocco di centrodestra firmatarie del “patto di Tidö” (con i Democratici Svedesi a garantire attualmente l’appoggio esterno), oltre al 6,4% dei Cristiano-democratici spicca il recupero dei Liberali. Questi ultimi, rimasti a lungo sotto la soglia di sbarramento del 4% durante la campagna, sono risaliti al 5,8% nell’ultima rilevazione.
Il voto rappresenta la prima consultazione politica in Svezia dopo l’adesione ufficiale all’Alleanza Atlantica, avvenuta nel 2024. Sebbene la difesa e la sicurezza costituiscano ambiti di sostanziale convergenza tra i partiti, gli ultimi giorni prima delle urne sono stati segnati da dure polemiche.
In un’intervista a Politico, Magdalena Andersson ha chiesto chiarimenti al premier Kristersson in merito a un’inchiesta dell’organizzazione non governativa Expo, secondo la quale una funzionaria dei Democratici Svedesi avrebbe mantenuto per anni contatti con ambienti legati allo Stato russo. “Si tratta di accuse estremamente gravi, la Russia rappresenta la più grande minaccia per la Svezia”, ha affermato Andersson.
Il leader dei Democratici Svedesi, Jimmie Åkesson, ha dichiarato che la propria formazione sta svolgendo verifiche interne sulla vicenda.
Le due coalizioni hanno impostato il confronto elettorale su priorità programmatiche nettamente distinte. Il centrosinistra ha focalizzato la propria campagna sulla tutela del welfare, accusando l’esecutivo uscente di pianificare tagli allo Stato sociale per 14 miliardi di corone svedesi (pari a circa 1,2 miliardi di euro) nei prossimi anni.
Sul fronte del centrodestra, invece, l’attenzione si è concentrata sul contrasto all’immigrazione: in questo ambito, i Democratici Svedesi (che sulla base di quanto prospettato dal premier Kristersson potrebbero questa volta fare ingresso diretto nella compagine di governo con propri ministri) hanno rivendicato l’introduzione di misure stringenti, tra cui un incentivo economico da 350mila corone svedesi (circa 31mila euro) per favorire i rimpatri volontari dei migranti.