BRUXELLES - La primavera scorsa gli alleati della NATO hanno sventato un’operazione clandestina russa nelle profondità dell’Oceano Artico, volta a testare una sofisticata e distruttiva arma segreta ideata per mettere fuori uso i cavi sottomarini strategici senza lasciare tracce. A rivelarlo è l’agenzia Reuters, citando fonti dell’intelligence occidentale.
L’operazione è stata condotta nei pressi del remoto arcipelago delle Svalbard dalla Direzione per la guerra sottomarina di Mosca (GUGI), che ha impiegato minisommergibili per acque profonde per simulare l’impiego della nuova tecnologia in vista di un eventuale scontro con l’Alleanza Atlantica.
Una missione congiunta coordinata da Gran Bretagna, Norvegia e Stati Uniti ha rintracciato e affrontato in mare le unità russe. L’intervento delle navi e dei sottomarini alleati ha impedito a Mosca di completare l’esercitazione, costringendo i mezzi della Flotta russa ad abbandonare la zona. Londra e Oslo avevano già segnalato in aprile la scoperta di un’attività segreta nelle acque artiche, ma i dettagli sulla nuova tecnologia subacquea, l’esatta localizzazione e il ruolo diretto di Washington sono rimasti riservati fino ad oggi.
“Attraverso la nostra operazione congiunta abbiamo inviato un messaggio chiaro alla Russia che non può operare di nascosto”, ha dichiarato il ministro della Difesa norvegese Tore Sandvik. “Abbiamo chiarito in modo inequivocabile alle autorità russe che qualsiasi tentativo di colpire le nostre infrastrutture critiche sarà individuato e avrà delle conseguenze. Non è nell’interesse di nessuno far degenerare le tensioni nell’estremo nord”.
Contestualmente alle manovre d’intercettazione, i governi britannico e norvegese hanno notificato formalmente a Mosca i risultati delle proprie rilevazioni per dimostrare di conoscere la nuova arma e disincentivarne l’impiego. Le fonti hanno precisato che nessun cavo è stato danneggiato e che le manovre si sono limitate a una simulazione. Interpellata sulla vicenda, la Nato ha rimandato alle autorità competenti di Londra e Oslo, mentre il Ministero della Difesa russo non ha risposto alle richieste di commento, mantenendo la linea del Cremlino che smentisce ogni piano di sabotaggio o scontro diretto.
L’area teatro delle manovre è cruciale per le comunicazioni mondiali. L’arcipelago delle Svalbard è collegato alla Norvegia continentale da due cavi in fibra ottica di circa 1.400 chilometri, posati a una profondità che raggiunge i 2.700 metri. Attraverso queste linee, spesse poco più di un tubo da giardino, transitano imponenti flussi di dati satellitari scaricati presso la stazione di terra SvalSat (la struttura più grande al mondo nel suo genere, integrata nella rete Near Space Network della Nasa) oltre a flussi essenziali per il traffico internet e le transazioni finanziarie globali.
I dettagli sullo scontro sottomarino emergono in una fase in cui i servizi segreti occidentali denunciano un’escalation di attacchi ibridi in Europa, in concomitanza con lo stallo della linea del fronte in Ucraina. Nazioni come Polonia, Lituania e Romania hanno segnalato diverse violazioni del proprio spazio o territorio, mentre in Germania il recente tentativo di attacco con droni all’aeroporto di Lipsia/Halle ad agosto ha portato alla chiusura di un consolato russo a Bonn e di un centro culturale a Berlino.
In questo contesto, gli analisti dell’intelligence statunitense temono che Mosca intenda saggiare la tenuta dell’Articolo 5 della Nato, il patto di difesa collettiva tra i paesi membri. Un eventuale attacco coordinato contro le infrastrutture sottomarine potrebbe rientrare tra le azioni volte a provocare l’attivazione della clausola di mutua assistenza.
L’attenzione dell’Alleanza sulle reti sottomarine è aumentata drasticamente dopo il sabotaggio del gasdotto Nord Stream nel 2022. La vulnerabilità delle dorsali subacquee resta elevata anche in altri bacini strategici: nel Mar Baltico, pur registrando nel 2025 una flessione del 5% della navigazione alla deriva (con 526 imbarcazioni monitorate dai dati Windward), tra l’ottobre del 2023 e la fine dello scorso anno si sono contati almeno undici cavi recisi o danneggiati.