DALLAS - Tra le note di “God Bless the USA” cantata da Lee Greenwood e gli applausi scroscianti dell’American Airlines Center, Donald Trump è salito sul palco di Dallas per aprire e chiudere la prima serata della convention repubblicana in vista delle elezioni di metà mandato del 3 novembre. Un evento senza precedenti nella politica statunitense (ribattezzato dai media “Trump-a-palooza” per la centralità assoluta del tycoon), che apre la corsa alle Midterm tradizionalmente tenute negli anni senza presidenziali. 

Nel suo comizio-show di quasi due ore, il presidente degli Stati Uniti ha esortato la platea ad affrontare il voto come se la sua presenza sulla scheda fosse diretta, consapevole dei rischi storici che vedono il partito alla Casa Bianca perdere seggi al Congresso (un precedente verificatosi in 18 delle ultime 20 tornate dal 1946). 

“Benvenuti alla prima convention per le elezioni di midterm mai organizzata da un partito. C’è voluta un po’ di immaginazione per pensarci, ma ci abbiamo pensato noi”, ha esordito Trump. “Tra 55 giorni gli statunitensi andranno alle urne per una delle elezioni più importanti nella storia del nostro Paese. Il vostro voto deciderà se il nostro Paese inciamperà ai blocchi di partenza dei prossimi 250 anni oppure scatterà in avanti senza voltarsi mai più indietro... Vi chiedo di fare finta che io sia sulla scheda elettorale. Solo un’altra volta, perché se perdiamo, perderete il vostro confine, perderete i vostri tagli alle tasse, perderete la vostra sicurezza e perderete la vostra ricchezza”. 

L’evento arriva in un momento delicato per la presidenza: i sondaggi Focaldata/FT attestano l’indice di gradimento di Trump al 32%, mentre le proiezioni dell’aggregatore Decision Desk HQ indicano una possibile vittoria democratica alla Camera e una situazione di parità (50-50) al Senato. Inoltre, nello Stato del Texas, un rilevamento N+/YouGov mostra la crescita del consenso democratico guidata dall’elettorato latino (oltre il 40% della popolazione locale). 

Ciononostante, Trump si è detto convinto di potersi opporre al trend storico, annunciando un impegno diretto in prima persona in circa 35 sfide elettorali decisive tra comizi e tele-rally, citando espressamente il sostegno al procuratore generale del Texas Ken Paxton nella corsa al Senato. “Ad alcuni potrebbe non piacere come si veste. A me non piace... Potrebbe non vestirsi nel modo giusto, potrebbe non parlare proprio alla perfezione e potrebbe non essere l’uomo più bello che abbia mai visto, ma sapete cos’è? È il più grande procuratore generale d’America”, ha scherzato il presidente dal palco. 

Tra i passaggi principali del discorso figura la proposta di un piano di incentivi diretti ai cittadini, vincolato all’esito delle urne: “Ecco la mia promessa: se i Repubblicani vinceranno sia la Camera dei Rappresentanti che il Senato degli Stati Uniti, grazie al nostro enorme successo economico distribuirò un dividendo di 5mila dollari a ogni cittadino statunitense adulto”, ha dichiarato Trump, specificando che le somme andranno spese all’interno del Paese, pur senza chiarire dettagli tecnici o coperture finanziarie della misura. 

Sul fronte internazionale, il presidente ha difeso l’operato dell’amministrazione nel settore energetico e nella gestione delle crisi estere. Rivendicando record produttivi di petrolio e gas superiori a Russia e Arabia Saudita messe insieme, Trump ha definito l’intesa con Caracas come “il più grande accordo sul petrolio” della storia del Paese, rivendicando il controllo su 65 milioni di barili. Quanto alle tensioni con l’Iran, dopo aver difeso i precedenti bombardamenti condotti con i B-2, il tycoon ha ipotizzato una rapida conclusione del conflitto subito dopo il voto di novembre, rivendicando il controllo strategico dell’area (“Dovremmo chiamarlo ‘Stretto di Trump’“) e rivolgendo un monito diretto sulle attività presso la struttura sotterranea di Kuh-e Kolang Gaz La (“Pickaxe Mountain”): “Consiglierei all’Iran di non fare il furbo, perché altrimenti dovremo colpirlo molto duramente”. 

Sul piano interno, infine, il presidente si è concentrato sui temi della giustizia e della sicurezza, promettendo l’abolizione della libertà su cauzione senza pagamento e l’introduzione della pena di morte per grandi narcotrafficanti, trafficanti di esseri umani e assassini appartenenti alle forze dell’ordine, rivendicando al contempo dati storici sulla riduzione della criminalità violenta. 

Durante il suo intervento, Trump è tornato ad affermare infondatamente di aver vinto le elezioni presidenziali del 2020 (“Abbiamo vinto la presidenza tre volte”, dichiarando che molti democratici lo starebbero riconoscendo) e ha attaccato esponenti dell’opposizione, tra cui il candidato al Senato in Michigan Abdul El-Sayed, citando contesti legati alla sua famiglia. 

Il presidente ha inoltre ricordato l’attivista conservatore Charlie Kirk, ucciso un anno fa (il 10 settembre 2025) alla Utah Valley University: “Quello che ha sconvolto milioni di statunitensi non è stato soltanto il fatto che Charlie sia stato assassinato, per quanto terribile, ma anche quante persone abbiano cercato di giustificarlo o abbiano esultato. Per un breve momento è caduta la maschera della sinistra radicale e avete visto che cosa rappresentano davvero”, ha affermato Trump. 

Nel corso della prima giornata si sono succeduti sul palco numerosi oratori (tra cui il segretario al Tesoro Scott Bessent, attivisti e lottatori UFC), con la figura del presidente al centro dell’intera narrazione: il suo nome è stato pronunciato 155 volte dagli interventi precedenti e 16 volte da lui stesso, superato nella frequenza soltanto dal termine “America”.