MADRID – L’agenzia nazionale di intelligence spagnola aveva inviato diversi avvertimenti prima della crisi migratoria esplosa a Ceuta alla fine di luglio, segnalando il rischio di attraversamenti di massa dal Marocco nell’enclave spagnola.
Lo rivelano 40 documenti declassificati dal governo, tra rapporti, comunicazioni, grafici e segnalazioni provenienti da più corpi di sicurezza e intelligence.
Il materiale sembra mettere in discussione le precedenti dichiarazioni del primo ministro Pedro Sánchez sul livello di preavviso disponibile prima dell’arrivo improvviso di decine di migliaia di migranti.
Il 29 luglio, un giorno prima che oltre 72mila persone iniziassero a entrare nella città, il Centro Nacional de Inteligencia (CNI) inviò via WhatsApp alla delegazione governativa di Ceuta un avviso relativo a messaggi sui social che invitavano a “un assalto alla recinzione e via mare” previsto per le 20 del giorno successivo.
Il messaggio indicava due gruppi con un totale di circa 180mila follower, sottolineando la potenziale ampiezza della mobilitazione.
Nella stessa giornata il CNI informò anche i servizi marocchini di piani diffusi online per entrare a Ceuta il 30 luglio, scavalcando la barriera di confine oppure raggiungendo la città a nuoto.
L’intelligence osservava inoltre che i migranti avrebbero potuto approfittare del Throne Day, festa nazionale marocchina celebrata proprio il 30 luglio.
Avvertimenti analoghi furono trasmessi anche alla Guardia Civil, con riferimenti a diversi gruppi su Facebook e WhatsApp che incoraggiavano i tentativi di ingresso.
Ieri, Sánchez ha respinto l’ipotesi che i documenti dimostrino che il governo conoscesse in anticipo la reale dimensione della crisi.
Secondo il primo ministro le campagne sui social erano note e venivano seguite, ma “in nessun modo” potevano essere interpretate come un’indicazione della scala, della natura o della probabilità di ciò che sarebbe poi accaduto.
Il governo ha inoltre continuato a negare l’esistenza di prove che dimostrino un ruolo diretto delle autorità marocchine nell’organizzazione dell’afflusso, nonostante un rapporto di polizia trapelato abbia sollevato dubbi sul comportamento delle forze di sicurezza di Rabat.
La crisi ha provocato diffuse proteste in Spagna e nuove contestazioni contro Sánchez da parte dell’opposizione, che lo accusa di avere mantenuto un atteggiamento troppo accomodante nei confronti del Marocco.
La situazione umanitaria resta complessa: secondo il governo nazionale, circa 5mila migranti si trovano ancora a Ceuta, mentre le autorità locali stimano una presenza fino a 10mila persone.
Le organizzazioni non governative hanno riferito che più di 140 migranti sono morti durante l’afflusso, il più grave episodio di attraversamento di massa mai registrato nella città.