MADRID - Il Tribunale Supremo spagnolo ha disposto la sospensione cautelare delle iscrizioni all’anagrafe elettorale per i cittadini stranieri che hanno ottenuto la cittadinanza in virtù della cosiddetta “legge sui nipoti”, a meno che gli uffici consolari non certifichino formalmente che si tratti di figli o nipoti di esuli spagnoli. La decisione congela l’inserimento automatico nel Censo Elettorale dei Residenti All’Estero (CERA) di questi nuovi cittadini in vista dei prossimi appuntamenti elettorali, in attesa della sentenza definitiva. 

La norma, inserita nella Legge sulla Memoria Democratica del 2022, agevola l’ottenimento della nazionalità (e il conseguente diritto di voto) per i discendenti di cittadini spagnoli di origine che persero la cittadinanza a causa dell’esilio per motivi politici, ideologici, religiosi o di orientamento sessuale. Tuttavia, una successiva istruzione del governo aveva stabilito una presunzione automatica dello status di esule per tutti gli spagnoli che avevano lasciato il Paese tra il 1936 e il 1955. 

Con la pronuncia pronunciata a seguito dell’udienza pubblica per valutare i possibili effetti irreversibili sulle consultazioni elettorali, l’alto tribunale ha accolto parzialmente le misure cautelari sollecitate dalle organizzazioni Vox e Iustitia Europa. La sospensione non si applicherà laddove i consolati rilascino un’attestazione specifica senza fare ricorso alla presunzione automatica prevista dall’istruzione governativa: “Non reggerà la sospensione per le persone rispetto alle quali i responsabili dei registri consolari rilascino una certificazione che attesti la loro condizione di nati fuori dalla Spagna da padre o madre, nonno o nonna, che fossero originariamente spagnoli [...] senza aver applicato la presunzione dell’istruzione”, chiarisce il dispositivo del Tribunale Supremo. 

Le forze di opposizione hanno accolto la decisione con favore. Il leader del Partido Popular, Alberto Núñez Feijóo, ha ribadito la propria contrarietà alla legge e ha criticato la “opacità assoluta” e “l’urgenza” con cui l’esecutivo guidato da Pedro Sánchez ha tramato la norma, chiosando sui social: “Avevamo ragione”. 

Dura anche la posizione della vicesegretaria del PP, Alma Ezcurra, la quale ha sostenuto che il governo intendesse “con ogni sfacciataggine manipolare le elezioni generali affinché Pedro Sánchez potesse rimanere al potere”, aggiungendo che l’esecutivo “si è scontrato con uno Stato di diritto che funziona e con una Giustizia che funziona nonostante tutti i tentativi del Governo di perseguitare giudici e magistrati”. 

Sul fronte di Vox, la formazione guidata da Santiago Abascal ha parlato in una nota di obiettivo raggiunto nel sospendere “il tentativo di manipolazione del censo elettorale per alterare le elezioni”. 

Tanto la Procura quanto l’Avvocatura dello Stato si erano opposte alla sospensione delle iscrizioni nel registro CERA, argomentando che la misura lede il “diritto del suffragio attivo, diritto fondamentale riconosciuto dalla Costituzione”, poiché implicherebbe una revisione della concessione della nazionalità, aspetto non oggetto del ricorso. 

Nel corso della conferenza stampa successiva al Consiglio dei Ministri, la ministra portavoce e titolare dell’Inclusione, Elma Saiz, ha espresso il netto disaccordo dell’esecutivo verso una decisione contraria ai criteri del Governo e della Giunta Elettorale Centrale: “Confidiamo nell’imparzialità della giustizia nello Stato di Diritto”, ha affermato la ministra Elma Saiz. 

Critiche severe sono giunte anche da altri membri del governo. Il ministro della Giustizia, Félix Bolaños, ha contestato il provvedimento sottolineando che “sospende il diritto di voto di migliaia di spagnoli” e chiedendo alla Corte di pronunciarsi nel merito prima delle prossime elezioni, definendo il voto “la cosa più sacra”. 

Dal canto suo, il PSOE ha accusato il Partido Popular di appiattirsi sulle posizioni della destra radicale, sostenendo che “nascosta dietro un’associazione ultra, c’è la strategia condivisa da PP e Vox di bombardare tutti i fianchi del nostro sistema democratico” per instillare dubbi sulla regolarità dei processi elettorali, concludendo che “Feijóo torna a percorrere la strada apertagli da Abascal: la destra ultra e l’ultradestra sono ormai indistinguibili”.