ROMA - L’approdo alla Camera del disegno di legge sull’antisemitismo, programmato per il prossimo 2 ottobre, riapre le tensioni interne al campo progressista e accende il dibattito nel Partito Democratico. Il provvedimento, a prima firma del senatore leghista Massimiliano Romeo e già approvato al Senato, adotta come linee guida gli undici indicatori della definizione dell’Ihra (Alleanza internazionale per la memoria dell’Olocausto). Proprio questo riferimento è al centro delle polemiche: per i critici, la norma rischia di trasformarsi in una “legge bavaglio” capace di equiparare le critiche alle politiche del governo israeliano a veri e propri atti di antisemitismo. 

I dem riflettono la frammentazione già emersa al Senato, dove l’indicazione dell’astensione non era riuscita a impedire il voto favorevole di sei senatori riformisti. Alla Camera le posizioni si dividono sostanzialmente su tre orientamenti distinti. 

Da un lato ci sono i favorevoli, guidati dall’area riformista che comprende tra gli altri Piero Fassino, Lia Quartapelle e Lorenzo Guerini. Per Fassino, membro di Sinistra per Israele, Due popoli due Stati, le accuse rivolte al ddl sono del tutto prive di fondamento: “Non contiene alcuna norma liberticida, né alcuna norma penale, né sanzioni”, ha spiegato all’Adnkronos, sottolineando che la legge “rafforza gli strumenti culturali, educativi e pedagogici di contrasto all’antisemitismo”. Secondo l’ex sindaco di Torino, respingere il testo con la motivazione che impedirebbe le critiche a Israele rischia di “dare ragione a Netanyahu quando sostiene che ogni critica al suo governo è atto antisemita”. 

Sul fronte opposto si colloca invece la componente dei contrari, che schiera tra gli altri Laura Boldrini, Arturo Scotto, Nico Stumpo, Gianni Cuperlo, Sara Ferrari, Valentina Ghio, Ouidad Bakkali e Rachele Scarpa. Boldrini ha confermato che non voterà il provvedimento, sostenendo che “mette in pericolo la libertà di stampa e di espressione” e che si sarebbe dovuta adottare la Dichiarazione di Gerusalemme anziché quella dell’Ihra. “È controversa in quanto equipara strumentalmente la critica al governo israeliano con gli attacchi agli ebrei. Non a caso da anni Netanyahu chiede agli Stati di applicarla: l’Italia sarebbe il primo Paese europeo a renderla norma. Un bel regalo della nostra destra a un ricercato internazionale per crimini di guerra”, ha attaccato l’ex presidente della Camera. 

Nel mezzo resta l’ipotesi dell’astensione, sostenuta dall’area maggioritaria del partito e dalla segretaria Elly Schlein come linea di mediazione per evitare strappi interni. Tuttavia, all’interno dell’ala riformista si fa notare che la scelta di astenersi potrebbe spingere i contrari a votare direttamente contro in assemblea di gruppo, alimentando il rischio di mostrare un partito spaccato in tre tronconi. 

Per tentare una sintesi, PD, M5S e AVS hanno presentato un emendamento congiunto che recita: “Non è considerato antisemitismo l’espressione della libera critica alle azioni politiche del governo dello Stato di Israele”.  

La tensione parlamentare si riflette anche nelle piazze. Durante un presidio di protesta svoltosi davanti a Montecitorio, al quale hanno partecipato esponenti del M5S (tra cui Riccardo Ricciardi, Stefania Ascari e Alessandra Maiorino), di AVS, i Giovani Democratici di Roma e la stessa Boldrini, la comparsa di alcune bandiere di Hamas e Hezbollah ha scatenato la dura reazione del centrodestra. 

Lucio Malan, presidente dei senatori di Fratelli d’Italia, ha parlato di “logico punto di caduta di una retorica politica colpevolmente ambigua”, chiedendo a Schlein e Conte di “condannare queste piazze d’odio”. Dello stesso avviso Isabella De Monte (Forza Italia), che ha definito la presenza delle opposizioni la dimostrazione di chi vuole “strizzare l’occhio, anche involontariamente, alle organizzazioni terroristiche”. 

Dalla piazza sono arrivate immediate le prese di distanza. Boldrini ha condannato “fortemente quelle bandiere. E mi fa piacere che sia stata la stessa piazza, gremita, a dissociarsi da quei pochi elementi autori di questi gesti”. Sul merito del ddl, il capogruppo M5S Riccardo Ricciardi ha attaccato il provvedimento definendolo “un’operazione politico-mediatica per condannare le piazze per Gaza e tutte le persone che protestano contro il governo terrorista di Israele”.  

Dal canto suo, il segretario di +Europa Riccardo Magi ha spiegato la presentazione di emendamenti garantisti volti a eliminare il richiamo vincolante agli indicatori Ihra per non limitare le manifestazioni pubbliche o le attività universitarie. 

L’iter in commissione Affari Costituzionali ha subito una battuta d’arresto per il rinvio della presentazione dei pareri del governo sugli emendamenti, motivato dalla sottosegretaria Castiello con impegni istituzionali. Nelle opposizioni circola il sospetto che lo slittamento sia legato a dinamiche interne alla maggioranza e all’influenza del generale Roberto Vannacci, con la scelta di dare la precedenza alle modifiche sulla legge sulla cittadinanza (legge 91/92) e alla legge elettorale. 

Nonostante le prassi d’aula, fonti di governo assicurano che l’obiettivo resta quello di approvare il ddl senza modifiche rispetto al testo del Senato: “Siamo perfettamente in tempo per l’aula”, ha confermato il relatore di maggioranza Paolo Emilio Russo (Forza Italia). 

Se il ddl antisemitismo divide il fronte progressista, le opposizioni ritrovano compatezza sulla questione palestinese. I capigruppo in commissione Esteri di PD, M5S e AVS hanno chiesto la calendarizzazione urgente di una proposta di legge unitaria (a prima firma Angelo Bonelli e sottoscritta tra gli altri da Schlein, Conte e Fratoianni) per vietare l’importazione e la pubblicità di beni e servizi provenienti dagli insediamenti israeliani nei territori palestinesi occupati.