L’Australia più intima “che amo e conosco, quella dei piccoli centri, nella quale molti di noi si identificano di più” esplorata anche attraverso gli strumenti del giallo e del thriller. E’ l’elemento nel bestseller di Jane Harper, “The Dry” che ha convinto il divo australiano Eric Bana, a diventare fra i motori, come protagonista del film e coproduttore, dell’adattamento del romanzo.
La storia ruota intorno all’agente federale Aaron Falk (Bana) che da Melbourne torna dopo vent’anni nella sua città natale in Australia, Kiewarra. Un piccolo centro rurale, che come molti altri nella zona sta morendo per l’assenza d’acqua e lo stato di abbandono. “Ho amato molto lo sguardo cinematografico che c’è nel libro di Harper, il rgista Robert Connoly e io siamo grandi fan del romanzo e non volevamo staccarcene nel film” ha spiegato Bana -. Volevamo dare il massimo spazio sia a quella visione, che al viaggio emozionale fino ad allora incompleto di Aaron. E’ un uomo che ha dentro di sè molto vuoti da colmare”.
Bana, classe 1968, è approdato a Hollywood a inizio anni 2000, conquistando il pubblico con ruoli come quello di Norm Hoot Gibson, sergente di prima classe della Delta Force in “Black Hawk Down” di Ridley Scott; un Hulk introspettivo nella versione cinematografica del fumetto firmata da Ang Lee; uno agente iconico del Mossad in “Munich” di Spielberg, o più recentemente il bugiardo cronico, truffatore, assassino e stalker nella miniserie, ispirata da una storia vera, “Dirty John”.
Del personaggio di Aaron in “The Dry”, “mi colpiva il suo dover vivere un ritorno a casa che respingeva, come fosse una riunione di compagni di scuola alla quale non voleva assolutamente andare. E’ un rifiuto che senti nel suo essere”. Anche come produttore Bana si è posto come obiettivo per il film “non solo la massima fedeltà al libro ma l’autenticità, evitando ogni stereotipo o caricatura, nel raccontare certi luoghi e chi li abita”.