TEHERAN - Una gravissima escalation militare sta facendo tremare il Golfo Persico, mettendo a durissimo rischio il cessate il fuoco in vigore dallo scorso aprile. Stati Uniti e Iran si stanno scambiando accuse reciproche dopo una notte di pesanti raid e ritorsioni che hanno coinvolto diversi Paesi della regione.

Mentre le armi tornano a parlare, le trattative diplomatiche per porre fine alla guerra rimangono appese a un filo. 

Le ostilità sono iniziate quando le forze armate statunitensi hanno intercettato e colpito con un missile Hellfire una petroliera battente bandiera del Botswana diretta verso il terminal iraniano di Kharg. Secondo il Comando Centrale Usa (Centcom), l’imbarcazione violava il blocco imposto da Washington ed è stata “neutralizzata”.  

La risposta di Teheran non si è fatta aspettare: i Pasdaran hanno preso di mira con alcuni missili la nave mercantile Panaya, un’imbarcazione statunitense-israeliana battente bandiera liberiana, avvertendo che qualsiasi minaccia allo Stretto di Hormuz avrebbe comportato un prezzo altissimo per gli Usa. 

La tensione è definitivamente esplosa quando il Pentagono ha condotto un raid definito “di autodifesa” sull’isola iraniana di Qeshm, distruggendo un’antenna di telecomunicazioni e una stazione militare di controllo a terra. Secondo il Centcom, l’operazione si è resa necessaria per neutralizzare imminenti minacce iraniane in tutto il Medio Oriente. 

L’attacco a Qeshm ha innescato una violenta rappresaglia da parte delle forze aeree di Teheran, che hanno rivendicato attacchi concentrati contro basi militari statunitensi nella regione, inclusa la sede della Quinta Flotta Usa in Bahrein. La furia dei Corpi della Guardia Rivoluzionaria Islamica (Irgc) si è abbattuta pesantemente anche sulle infrastrutture civili dei Paesi vicini. 

Il bilancio più tragico si registra in Kuwait, dove l’Iran ha lanciato un massiccio attacco all’alba. Le autorità kuwaitiane riferiscono di aver rilevato ben 30 vettori (13 missili balistici e 17 droni), riuscendo ad abbatterne la maggior parte sopra le zone residenziali. Tuttavia, i droni iraniani hanno centrato in pieno il Terminal 1 dell’aeroporto internazionale del Kuwait, provocando ingenti danni, la temporanea chiusura dello scalo.

Il bilancio è drammatico: un morto (un cittadino di nazionalità indiana, secondo fonti Afp) e 63 feriti, molti dei quali sottoposti a interventi chirurgici d’emergenza. Il ministero degli Esteri del Kuwait ha condannato duramente la “vile aggressione”, definendo la sicurezza nazionale e dei propri cittadini “una linea rossa”. 

Contemporaneamente, anche il Bahrein è finito nel mirino. I sistemi di difesa aerea locali, supportati da quelli statunitensi, hanno intercettato e distrutto tre missili balistici e diversi droni iraniani diretti verso obiettivi civili. Sirene d’allarme sono scattate anche in Arabia Saudita, mentre esplosioni sono state avvertite a Erbil, nel Kurdistan iracheno. 

Sul piano della comunicazione scientifico-militare lo scontro è totale. Il Centcom getta acqua sul fuoco e afferma che “tutti gli attacchi iraniani contro le forze statunitensi sono falliti”, spiegando che i missili diretti in Kuwait si sono disintegrati in volo o non hanno colpito gli obiettivi.  

Di parere opposto i Pasdaran e il consigliere militare della Guida Suprema iraniana, Mohsen Rezaei, che minacciano un “diluvio di missili” se gli Stati Uniti non si fermeranno: “Qualsiasi nuova follia, qualsiasi ulteriore aggressione o qualsiasi mossa che tocchi anche solo un centimetro dei nostri confini e della nostra sovranità incontrerà una risposta sismica, schiacciante e decisiva che andrà oltre le normali regole e i limiti. Il tempo del ‘colpisci e fuggi’ è finito”. 

Nonostante i venti di guerra nel Golfo, il presidente statunitense Donald Trump ha provato a mostrare ottimismo, smentendo le voci di una totale interruzione dei canali diplomatici. Intervistato al podcast Pod Force One, Trump ha gelato gli ascoltatori annunciando che, nonostante l’escalation, un accordo globale potrebbe essere vicino. 

Parlando del programma nucleare di Teheran, il presidente ha dichiarato che l’Iran “ha accettato che non avrà armi nucleari. Possono cambiare idea ma è stata una cosa grossa, quella è stata la cosa principale”. 

Trump ha poi aperto scenari inediti, dichiarandosi possibilista sul futuro dei rapporti con la nuova leadership iraniana e manifestando l’intenzione di avviare un contatto diretto ai massimi livelli: “Sembriamo andare molto d’accordo con l’ayatollah. Vorrei incontrare la Guida Suprema iraniana, Mojtaba Khamenei: è coinvolto nei negoziati, nutrono molto rispetto verso di lui. Non ho avuto il privilegio di incontrarlo. Sento che non sta molto bene: gli mancano diverse parti. Vorrei incontrarlo e penso che lo incontrerò a un certo punto”.