ROMA - Il governo italiano, almeno per il momento, non dà credito all’ipotesi di una pista russa dietro l’esplosione avvenuta nello stabilimento di munizioni di Colleferro, in provincia di Roma.
A quattro giorni dal boato che ha scosso l’area alla vigilia di Ferragosto, le indagini sull’origine dell’incidente proseguono. Secondo quanto riportato, la Procura starebbe verificando possibili collegamenti con un altro sito di munizioni esploso in Bulgaria il 10 agosto scorso, ma l’esecutivo frena su questa lettura.
“Non risulta a nessuno che si possa trattare di qualcosa di diverso da un problema interno”, afferma il ministro della Difesa Guido Crosetto.
Le parole del ministro arrivano nel giorno in cui Carlo Calenda chiede al governo di riferire in Parlamento alla ripresa dei lavori. Il leader di Azione sollecita chiarezza sull’eventuale ipotesi di un attacco ibrido, sottolineando che le televisioni di Mosca hanno dato ampio risalto all’esplosione.
“Non possiamo rimanere nell’incertezza”, scrive Calenda sui social, sostenendo che, se confermata, una simile pista configurerebbe uno degli episodi più gravi mai avvenuti sul suolo italiano e a livello europeo.
Un allarme che, al momento, il governo non condivide. Le verifiche degli investigatori restano in corso, ma la linea dell’esecutivo è di ricondurre l’esplosione a un problema interno allo stabilimento.