BRUXELLES - La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen (nella foto) ha presentato il 21esimo pacchetto di sanzioni dell’Ue contro la Russia, dando così il via all’iter di approvazione, che prevede l’unanimità da parte di tutti e 27 gli Stati membri.

Tra le misure più importanti, il congelamento del meccanismo di adeguamento al price cap del greggio russo che, in assenza d’interventi, sarebbe passato da 44 dollari a 70, visto l’aumento dei prezzi dovuto alla crisi di Hormuz. 

Il meccanismo di adeguamento sarà sospeso “fino a gennaio del prossimo anno” per consentire ai mercati di stabilizzarsi, mantenendo al contempo la pressione sulle entrate della Russia.

“Non era stato progettato per far fronte a shock di mercato come quello causato dalla chiusura dello Stretto di Hormuz”, ha precisato von der Leyen aggiungendo che la “costanza paga” e che “le sanzioni stanno di fatto isolando la Russia dai mercati dei capitali globali, determinando una crescita stagnante e indebolendo il suo sforzo bellico”.

L’obiettivo è sempre quello di premere sulla Russia per portarla al tavolo dei negoziati e mettere fine al conflitto, non le sanzioni in sé.  
L’annuncio del nuovo pacchetto sanzionario è arrivato a stretto giro dalla conclusione del vertice di Londra di domenica scorsa che, nel formato E3 con l’Ucraina, ha visto seduti intorno al tavolo Keir Starmer, Friedrich Merz ed Emmanuel Macron con Volodymyr Zelensky.

“È difficile immaginare un accordo con Kiev in queste condizioni”, è stata la replica del Cremlino alla dichiarazione congiunta di domenica sera nella quale Londra, Parigi e Berlino hanno messo nero su bianco il loro sostegno ai negoziati diretti tra Kiev e Mosca chiesti dal presidente ucraino. 

Da Londra il presidente ucraino è poi volato a Tallinn, in Estonia, per l’incontro con gli otto Paesi nordici-baltici che sostengono l’adesione dell’Ucraina nell’Ue “il prima possibile”, come si legge nella dichiarazione congiunta finale.

“L’Ucraina è un partner strategico della Nato in materia di sicurezza e contribuisce direttamente alla sicurezza euro-atlantica grazie alla sua esperienza sul campo di battaglia, all’innovazione tecnologica e alla capacità industriale - hanno affermato i leader nella capitale estone -. Sosteniamo l’Ucraina nel suo percorso irreversibile verso la piena integrazione euro-atlantica, compresa l’adesione alla Nato”.

Da parte sua, Volodymyr Zelensky, da Tallinn ha chiarito che l’Europa “non può essere mediatrice” ma “una forza” pienamente investita per obbligare Vladimir Putin a cessare le ostilità. Affermazioni con cui il leader ucraino non esclude il negoziato, anzi: “La soluzione ideale è porre immediatamente fine alla guerra. Come minimo, occorre compiere il primo passo: un cessate il fuoco incondizionato e totale. Per raggiungere un cessate il fuoco, sarebbe auspicabile organizzare un incontro tra i leader di Ucraina, Russia, ovviamente Europa e Stati Uniti”, ha affermato Zelensky.

“L’Ucraina ha la volontà di fare tutto questo, vedremo se anche la Russia ne avrà, perché finora non l’ha dimostrata”. 

Ma la diplomazia non viene certo agevolata da quel che accade nei cieli, con il nuovo sconfinamento di un drone russo in Lettonia di lunedì scorso, che ha provocato la risposta immediata e l’abbattimento da parte di un caccia francese della Nato.

“Grazie agli alleati, insieme siamo più forti”, è stato il messaggio del governo di Riga destinato alla Nato. L’origine del drone non è stata specificata e le autorità militari lettoni si sono limitate a spiegare che il sorvolo del velivolo su un’area orientale del Paese è stato causato dalla “guerra elettromagnetica russa”.

Per decidere la strategia dell’Ue e dell’Occidente in merito all’Ucraina, saranno cruciali i prossimi appuntamenti: con il G7 di évian, in Francia, della prossima settimana, il Consiglio europeo del 18 e 19 giugno e il summit Nato di Ankara del 7 e 8 luglio.

Ma il Cremlino non sembra troppo colpito dall’accelerazione impressa da Zelensky e dal formato E3 sui negoziati e appare molto distante la possibilità di vedere i vertici russi seduti al tavolo con quelli europei, senza aver prima negoziato con gli Stati Uniti.

In questo momento, però, il capo della Casa Bianca non sembra particolarmente interessato alla questione ucraina, e la diplomazia sarebbe dunque nuovamente in una situazione di stallo, nonostante i continui sforzi europei.