SYDNEY - È stato arrestato dopo cinque giorni di fuga Michael Angok, detenuto per immigrazione già condannato per violenza sessuale.

Il 30enne era riuscito a evadere da un ospedale nel sud-ovest di Sydney, dove era stato trasferito dal centro di detenzione di Villawood per ricevere cure mediche.

La cattura è avvenuta ieri pomeriggio a Seven Hills, nella zona occidentale della città, al termine di un’operazione coordinata tra la polizia del New South Wales e l’Australian Federal Police. Angok è stato fermato intorno alle 15:45 all’angolo tra Hartley Road e Terminus Road.

Poco prima dell’arresto, gli agenti avevano effettuato un sopralluogo in un’abitazione nelle vicinanze, in June Street, dove sarebbero state trovate scarpe riconducibili al ricercato. L’area è stata dichiarata scena del crimine, rafforzando i sospetti sulla sua presenza nella zona.

Dopo il fermo, Angok è stato trasferito alla stazione di polizia di Blacktown, dove gli è stata contestata formalmente la fuga da una struttura di detenzione per immigrazione. La richiesta di cauzione è stata respinta e comparirà oggi in tribunale.

Le autorità stanno ora ricostruendo i movimenti dell’uomo durante i giorni di latitanza e verificando se abbia ricevuto assistenza. L’indagine resta aperta su eventuali contatti e appoggi logistici.

La fuga era avvenuta mercoledì mattina dal Bankstown Hospital. Subito dopo l’evasione, erano state mobilitate unità specializzate, tra cui squadre operative, unità cinofile e supporto aereo. Nei pressi dell’ospedale erano stati ritrovati alcuni effetti personali abbandonati, primo indizio utile per le ricerche.

La comunicazione pubblica dell’episodio era arrivata con un giorno di ritardo. La polizia aveva spiegato la scelta con la necessità di non compromettere le operazioni, sottolineando che un allarme immediato avrebbe potuto ostacolare le indagini.

Il caso riporta al centro il tema della gestione dei detenuti per immigrazione illegale, soprattutto quando coinvolgono persone con precedenti penali. Angok era stato condannato per una violenza sessuale commessa nel 2014 ai danni di una minorenne e aveva scontato la pena prima di essere trattenuto per questioni legate al visto.

La sua cattura chiude una fase operativa, ma lascia aperti interrogativi su sicurezza, protocolli di trasferimento e controllo dei detenuti in contesti sanitari.