ROMA - Daniela Ferrari, madre di Andrea Sempio, è stata ricoverata d’urgenza all’ospedale di Vigevano, in provincia di Pavia, per una overdose di farmaci. La donna, 66 anni, è in rianimazione, ma non sarebbe in pericolo di vita.
A rendere noto l’episodio è stata la difesa del figlio, indagato nella nuova inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi, per descrivere il clima di pressione vissuto dalla famiglia da quando, all’inizio dello scorso anno, il caso Garlasco è tornato al centro dell’attenzione giudiziaria e mediatica.
La donna è stata sottoposta a lavanda gastrica e, nel tardo pomeriggio, la difesa ha ricevuto un aggiornamento sulle sue condizioni. “C’è stato detto che rimarrà nel reparto di rianimazione, quantomeno per questa notte. A lei i migliori auguri di pronta guarigione da parte di tutto il team di Andrea Sempio, con l’impegno a moltiplicare gli sforzi per ridarle la debita tranquillità”, ha aggiunto Cataliotti.
Secondo il legale, la vicenda deve essere letta anche alla luce degli attacchi ricevuti dalla famiglia. “Moltiplicheremo gli sforzi perché si dimentichi gli attacchi dei social, le lettere che riceve, le mail, perché spenga tutto, perché non è indagata e non è coinvolta”, ha affermato.
Cataliotti ha poi invitato ad abbassare il livello dello scontro pubblico sulla vicenda. La donna, ha detto l’avvocato, “ha il solo torto di avere il figlio sottoposto a questo procedimento e forse questo campanello di allarme ci dice che è il momento per tutti di abbassare i toni”.
Ferrari era già stata ascoltata come testimone nell’inchiesta pavese e, il 28 aprile 2025, aveva accusato un malore quando era stata convocata al Comando provinciale dei carabinieri di Milano. Al centro di quell’audizione c’era la vicenda dello scontrino che, secondo gli inquirenti, sarebbe stato un presunto falso alibi costruito dai genitori per aiutare il figlio.
Sempio, 38 anni, è indagato dalla Procura di Pavia, che lo ritiene il responsabile dell’omicidio di Chiara Poggi al posto di Alberto Stasi, condannato in via definitiva per il delitto.
Un altro filone dell’inchiesta, coordinato dalla Procura di Brescia, riguarda l’ipotesi di corruzione in atti giudiziari legata alla prima indagine su Sempio, che risale al 2016-2017. Secondo l’accusa, il padre Giuseppe avrebbe versato denaro, fino a quasi 60.000 euro, per ottenere la richiesta di archiviazione.
Nei giorni scorsi è emerso che per l’ex procuratore Mario Venditti, anche lui indagato in quel filone, è destinata a essere chiesta l’archiviazione, ma gli accertamenti proseguono su alcuni ex carabinieri di Pavia.