Quest’anno, quella stessa disciplina che la fa svegliare all’alba per allenarsi l’ha portata al Torian Pro, la semifinale CrossFit per l’Oceania: una competizione a cui partecipano i migliori 16 atleti della regione per ogni categoria. Andare al Torian è il sogno di tutti quelli che fanno CrossFit. “Una volta qualificata ho pensato: e adesso, che faccio?” racconta ridendo. Il problema è che per lei arrivare al Torian era già il traguardo: una volta centrato, non aveva un piano B.

Tutto comincia a fine febbraio con il CrossFit Open: tre settimane, un workout a settimana annunciato il giovedì, da completare entro il lunedì successivo. Chiunque può partecipare, basta iscriversi e trovare un giudice nella propria palestra che conti le ripetizioni. I risultati vengono caricati sul sito ufficiale CrossFit. Il miglior 25% al mondo per ogni categoria si qualifica per i quarti di finale, una finestra di cinque giorni in cui completare i workout assegnati, sempre giudicati e filmati. Da lì, i migliori 400 al mondo nella fascia 35–54 anni accedono alla semifinale. Per Opali, che compete nella categoria 40–44, la semifinale è il Torian Pro: tre giorni di gara alla Pat Rafter Arena di Brisbane, dal 22 al 24 maggio, dove i migliori 16 atleti dell’Oceania si sfidano sul campo.

Opali descrive il Torian come un sogno realizzato, con sfide evidenti: “Quando ci sono arrivata non ero pronta per quello che significa davvero competere a quel livello - ricorda - non conoscere nessuno in gara, non avere un riferimento visivo per capire se stai andando troppo forte o troppo piano. Il pubblico sugli spalti. Le regole più stringenti. E soprattutto le avversarie: le ragazze che competono al Torian non ci arrivano per la prima volta, sono atlete che dedicano ore e ore ogni giorno all’allenamento”. Quest’anno ha fatto il salto: 172ª al mondo nella categoria 40-44.

Opali ha iniziato il CrossFit nel 2020, mentre ancora praticava ‘aerial circus’. Nel 2021, al primo anno nella categoria ‘age group’, ha gareggiato per la prima volta a livello competitivo, quasi senza aspettarselo. Da quel momento ha capito che poteva fare sul serio.

E se c’è una cosa che ama del CrossFit è questa: “C’è sempre qualcosa di nuovo da imparare, sempre una debolezza su cui lavorare. Il miglioramento non finisce mai”. Quando durante un workout vorrebbe lasciare tutto - e succede, dice, succede a tutti - non molla. Alla fine, gli orari impossibili, i chili sul bilanciere, i calcoli sull’alimentazione sono tutti strumenti. Quello che non si allena in palestra è la parte più difficile: decidere di non fermarsi di fronte alle difficoltà. E forse è questo che separa un atleta da tutti gli altri.