CANBERRA – Il sistema fiscale australiano sulle esportazioni di gas torna sotto scrutinio, uno dei principali economisti del Paese denuncia entrate pubbliche troppo basse rispetto al valore delle risorse estratte.
Ken Henry, ex segretario del Dipartimento del Tesoro e autore di una delle più importanti revisioni fiscali degli ultimi decenni, ha definito “imbarazzanti” i risultati dell’attuale regime.
Intervenendo davanti a una commissione parlamentare, Henry ha criticato apertamente la Petroleum Resource Rent Tax (PRRT), il principale strumento con cui il governo tassa il settore. “Fa qualcosa, è vero. Ma fa così poco che nessuno dovrebbe usarla come argomento per non cambiare le regole”, ha detto.
Il tema è tornato centrale nel dibattito economico e politico in vista del bilancio federale di maggio. Negli ultimi mesi è cresciuto il consenso attorno all’ipotesi di una tassa più incisiva sulle esportazioni di gas, con diverse proposte tra cui un prelievo del 25% sui ricavi. L’idea ha raccolto appoggi trasversali, da parlamentari indipendenti a esponenti sia della maggioranza che dell’opposizione.
Durante le audizioni, centri di studio, economisti e organizzazioni sociali hanno espresso posizioni in gran parte favorevoli a una revisione del sistema. Al centro della discussione c’è la necessità di garantire ai contribuenti un ritorno più consistente da una risorsa naturale strategica, in un contesto in cui la domanda globale di combustibili fossili è destinata a cambiare.
Non mancano però gli inviti alla cautela. Alcuni gruppi legati all’area ambientalista Laburista hanno sottolineato la necessità di valutare con attenzione l’impatto sulle relazioni commerciali, soprattutto con partner energetici chiave nella fase di transizione energetica del Paese. “Non possiamo dare per scontato come reagiranno i nostri partner”, è stato osservato in audizione.
L’industria del gas resta contraria a un aumento della pressione fiscale. L’associazione di settore ricorda che il comparto ha versato circa 22 miliardi di dollari tra tasse e royalties nell’ultimo anno e avverte che nuove imposte potrebbero scoraggiare investimenti e spingere i capitali verso altri mercati.
Ma i sostenitori della riforma contestano questa linea. L’economista Richard Denniss ha definito le minacce di disimpegno poco credibili, sostenendo che le aziende sfruttano la loro posizione per ottenere condizioni più favorevoli.
A rafforzare le critiche, anche il confronto internazionale: analisi recenti indicano che il Giappone riesce a ottenere più entrate tassando il gas importato rispetto a quanto l’Australia incassa esportandolo.
Per ora il governo mantiene una posizione prudente, senza annunci concreti. Ma con pressioni in aumento e conti pubblici sotto esame, il tema delle tasse sul gas resta aperto.