CAIRO - Il Board of Peace nominato da Donald Trump sta preparando una zona umanitaria pilota per i palestinesi di Gaza, nel tentativo di rimettere in movimento il piano di pace americano rimasto bloccato.
Secondo un funzionario del consiglio, il progetto andrà avanti anche se non sarà raggiunta un’intesa con Hamas sulla seconda fase del piano. La località non è stata indicata, ma sarebbero già state individuate aree ritenute sicure, capaci di ospitare decine di migliaia di persone e di ricevere beni e servizi in quantità crescente.
La Striscia resta devastata da due anni di guerra su vasta scala, iniziata dopo gli attacchi guidati da Hamas contro Israele il 7 ottobre 2023. Dopo il cessate il fuoco, Trump aveva presentato un piano che prevedeva un aumento degli aiuti umanitari, l’amministrazione civile affidata a tecnocrati palestinesi, il disarmo di Hamas e il ritiro delle forze israeliane.
Quel percorso, però, si è fermato. Il National Committee for the Administration of Gaza (NCAG) il gruppo di tecnocrati previsto per gestire l’enclave, resta fuori dal territorio. Israele continua a condurre attacchi militari nella Striscia, dove oltre due milioni di persone fanno i conti con fame, malattie e sfollamento. Le autorità israeliane hanno inoltre indicato l’intenzione di estendere il controllo militare al 70% dell’enclave.
Il precedente programma di aiuti gestito dalla Gaza Humanitarian Foundation, sostenuta da Stati Uniti e Israele, è stato chiuso dopo il cessate il fuoco. Il meccanismo era stato criticato dalle Nazioni Unite e da altre organizzazioni per le morti di quei palestinesi che cercavano di raggiungere i punti di distribuzione.
Il nuovo progetto, secondo il funzionario del Board of Peace, permetterebbe al NCAG di esercitare la propria autorità in una zona delimitata. La sicurezza sarebbe affidata a una forza di polizia appena reclutata e addestrata, con il sostegno di una International Stabilisation Force composta da contingenti multinazionali di peacekeeping.
Tre funzionari di Hamas contattati da Reuters non hanno commentato. Le autorità israeliane non hanno risposto immediatamente. I colloqui sulla seconda fase del piano, condotti con mediatori di Egitto, Qatar e Turchia e con l’inviato per Gaza Nickolay Mladenov, non hanno ancora prodotto un’intesa.
Il funzionario americano ha precisato che la partecipazione dei palestinesi al progetto sarebbe volontaria. Il processo di verifica sarebbe condotto dal NCAG con l’appoggio della forza internazionale e dovrebbe tenere conto dei diritti di proprietà sulla terra, anche se non sono stati forniti dettagli sul meccanismo.
Le organizzazioni umanitarie insistono sul principio che gli aiuti debbano essere distribuiti in base ai bisogni, senza discriminazioni. Il Board of Peace intende raccogliere fondi specifici per la zona pilota, ma non ha indicato una tempistica.
Lunedì Hamas aveva annunciato lo scioglimento del proprio governo de facto a Gaza e la disponibilità a consegnare l’amministrazione al NCAG. Il Board of Peace ha preso atto della mossa, ma ha avvertito che valuterà i fatti, non le promesse. Israele l’ha definita un espediente.