TORINO - Elyas Abu Safiya, figlio del pediatra palestinese Hussam Abu Safiya, ha rivolto un appello alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni perché lavori “per la liberazione e la salvezza” del padre, detenuto da oltre 570 giorni senza accuse formali in isolamento nella prigione di Rakefet. 

Il messaggio è arrivato in videocollegamento durante un incontro organizzato al Comune di Torino.  

“Mi rivolgo alla presidente Meloni con rispetto, come figlio che teme per la vita del padre”, ha detto Elyas Abu Safiya, chiedendo alla premier “di usare la sua posizione, i suoi contatti e le risorse diplomatiche per proteggere la vita di mio padre e lavorare per la sua liberazione”. 

Il figlio del medico ha chiesto di “non dimenticare Gaza”, ricordando il lavoro del pediatra: “Un padre e un essere umano che ha dedicato la sua vita a salvare i bambini e oggi è lui che deve avere la possibilità di vivere. I medici che dovrebbero essere negli ospedali non in detenzione”.  

All’incontro è intervenuto anche il presidente di ActionAid Italia, Abderrahmane Amajou, che ha ringraziato il movimento Torino per Gaza “per aver saputo mantenere accesa la luce sulla causa palestinese anche nei momenti più difficili”.  

Il presidente della Commissione consiliare Legalità, Luca Pidello, ha definito “inimmaginabile” la condizione di un padre detenuto senza accuse così a lungo, e ha spiegato che l’iniziativa è stata organizzata “per porre l’accento su questa detenzione illegale” e chiedere la liberazione del medico. 

Nel frattempo, sul piano diplomatico, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha annunciato che il 28 e 29 luglio presiederà a Roma, insieme al ministro degli Esteri saudita, una riunione dell’Alleanza globale per la soluzione a due Stati. “Daremo nuovo impulso alla Dichiarazione di New York che abbiamo sottoscritto l’anno scorso”, ha detto durante l’informativa alle Commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato sugli esiti del vertice Nato di Ankara. 

Tajani ha spiegato che la riunione avrà anche “una forte componente dedicata al dialogo interreligioso”, tema definito “cruciale per rafforzare la prospettiva di pace”.  

Il ministro ha poi rivendicato il ruolo dell’Italia sul Libano, ricordando la sessione negoziale ospitata a Roma la scorsa settimana e annunciando un nuovo appuntamento il 4 agosto. “Un importante risultato”, ha detto, frutto di una politica estera che “costruisce ponti e non erige mai muri”.