WASHINGTON - Dopo il cauto stop opposto dal premier israeliano Benjamin Netanyahu all’ultima roadmap statunitense per la Striscia di Gaza, la diplomazia statunitense tenta di ricucire lo strappo.
Jared Kushner, inviato e genero del presidente Donald Trump, sta programmando una visita in Israele per la prossima settimana, in quello che rappresenterebbe il suo primo viaggio nel Paese dallo scorso gennaio.
La missione, rivelata da Axios e confermata da fonti diplomatiche statunitensi, vedrà la partecipazione di Nikolai Mladenov, alto rappresentante del “Consiglio di Pace” (Board of Peace) per Gaza.
L’iniziativa giunge in un momento di forte delicatezza politica, con la Casa Bianca e il Consiglio di Pace intenti a spingere per la fase successiva del piano, incentrata sul disarmo di Hamas e sul potenziale ritiro delle forze armate israeliane dal territorio palestinese. “Una visita del genere è in discussione. Gli Stati Uniti e Israele concordano sull’esito auspicato a Gaza. Condividiamo molti altri punti di accordo e preoccupazioni sui quali continueremo a lavorare insieme”, ha dichiarato un funzionario Usa a condizione di anonimato.
La nuova accelerazione diplomatica fa seguito all’annuncio rilasciato da Trump circa l’accordo raggiunto dal Consiglio di Pace con Hamas per procedere al disarmo dell’organizzazione e al trasferimento del controllo civile e della sicurezza a un nuovo governo tecnocratico palestinese. Sebbene Hamas abbia accettato il piano, il governo israeliano ha espresso forte scetticismo, subordinando qualsiasi ritiro delle proprie truppe a un effettivo e “vero” disarmo del movimento islamista.
Sotto la pressione dei suoi alleati di coalizione e delle opposizioni, Netanyahu ha pubblicamente respinto il piano. La presa di posizione è arrivata pochi giorni dopo una conversazione telefonica con Kushner, durante la quale il premier israeliano aveva promesso di dare una possibilità al piano e di contenere i raid su Gaza per consentire l’avvio della smilitarizzazione.
Un alto funzionario statunitense ha spiegato che la Casa Bianca interpreta la contrarietà di Netanyahu più come una manovra legata alla campagna per le imminenti elezioni di ottobre in Israele che come una definitiva scelta strategica: “Comprendiamo le esigenze politiche di Bibi. Non abbiamo problemi al riguardo, a patto che continui a fare ciò che chiediamo, in particolare per quanto riguarda il contenimento degli attacchi a Gaza”.
Un altro rappresentante statunitense ha rimarcato l’allineamento di fondo tra i due alleati: “Condividiamo l’obiettivo strategico, ma Israele ha espresso alcuni dubbi sul piano e vogliamo parlare con loro per assicurarci di essere coordinati”.
Nonostante la rigidità delle dichiarazioni pubbliche, sul terreno si registrano segnali di distensione: le forze armate israeliane (Idf) hanno sensibilmente ridotto l’intensità dei raid aerei sulla Striscia e si sono riposizionate lungo la “Linea Gialla”, stabilita dalle intese preesistenti.
Mentre l’amministrazione Usa intende evitare che le dinamiche elettorali interne a Israele blocchino la roadmap (in un clima in cui “le elezioni stanno rendendo tutti isterici”, come riconosciuto da un funzionario statunitense), Netanyahu cerca di non compiere concessioni dolorose sul piano politico senza tuttavia aprire uno scontro aperto con la Casa Bianca.
Nel corso della missione, Kushner e Mladenov incontreranno Netanyahu e i vertici istituzionali israeliani per definire un’intesa sul percorso da seguire nei prossimi mesi. In seguito, la delegazione si sposterà al Cairo per discutere con i rappresentanti dei Paesi mediatori (Egitto, Qatar e Turchia).
Dalle fila del Consiglio di Pace si osserva la volontà di procedere con cautela: “Non stiamo affrettando nulla qui. Vogliamo assicurarci che tutti i passaggi a Gaza vengano eseguiti correttamente”, ha commentato un rappresentante Usa, aggiungendo che “riteniamo che il nostro piano sia migliore dell’alternativa”.
Un ulteriore funzionario dell’organismo ha ribadito la continuità dei contatti con le autorità israeliane: “Le nostre conversazioni abbracciano le molte aree di accordo e di comune preoccupazione su cui stiamo lavorando insieme. Ciò che è fondamentale è che entrambi concordiamo sull’esito desiderato e stiamo trovando il modo di accelerare i progressi”.