SYDNEY - I genitori chiedono riforme urgenti nel sistema di cura fuori dall’orario scolastico, OOSH, sostenendo che le regole attuali non bastino a proteggere i minori.
Nel 2024, Michelle, nome di fantasia usato per tutelare l’identità del figlio, si trovava in un parco divertimenti con il bambino, allora di sei anni, quando ricevette una telefonata urgente dalla polizia. Gli agenti le chiesero di controllare se il figlio avesse lentiggini sulla schiena. In quel momento, ha raccontato, capì che la polizia aveva trovato un’immagine del suo bambino.
Poco dopo, Michelle e l’ex marito Ian, anche questo nome modificato, furono chiamati a identificare personalmente il minore nella fotografia. Michelle ha descritto quel passaggio come un momento di torpore e incredulità, più che di pianto incontenibile. “Si sente parlare di queste cose quando accadono ad altri, e si pensa sempre di essere l’eccezione”, ha detto.
James è stato condannato la scorsa settimana a 12 anni di carcere, con un periodo minimo di sette anni prima di poter chiedere la libertà vigilata, dopo essersi dichiarato colpevole di 11 accuse legate alla produzione e al possesso di materiale di abuso su minori.
I genitori hanno scelto di parlare pubblicamente per incoraggiare altre famiglie ad affrontare con i figli il tema della sicurezza del corpo. Michelle ha detto di rimpiangere di non avere avuto prima conversazioni più esplicite con il bambino: non restare mai soli con un adulto, non lasciarsi fotografare con il telefono, non accettare segreti imposti da un adulto da non rivelare ai genitori.
La coppia chiede CCTV obbligatorie nei punti ciechi dei centri, almeno due operatori per ogni turno e una revisione delle regole sul personale. La proposta di vietare gli educatori uomini era stata respinta lo scorso anno dal ministro federale dell’Istruzione Jason Clare, secondo cui la maggior parte degli operatori del settore è composta da persone corrette.
Il ministro dell’Istruzione e della prima infanzia del New South Wales Prue Car ha detto che il governo statale ha già introdotto misure di tutela, tra cui un nuovo regolatore indipendente e il divieto di telefoni cellulari nei centri. Il NSW partecipa anche a una sperimentazione nazionale sulle CCTV nei servizi per la prima infanzia, con rapporto atteso a ottobre.
Ian sostiene però che le riforme annunciate non vadano abbastanza in profondità. A suo giudizio, un divieto di uso dei telefoni non fermerà chi è disposto a commettere reati tanto gravi. La coppia ha criticato anche la comunicazione ricevuta dalla polizia e ha definito inadeguata la pena inflitta a James. L’Australian Federal Police non ha commentato.
Per Michelle, finché non ci saranno misure preventive più robuste e sanzioni più adeguate, il compito più immediato pesa sulle spalle de genitori e degli adulti responsabili: spiegare ai bambini, con parole adatte alla loro età, quali comportamenti possono pretendere dagli adulti e quali devono rifiutare.