ROMA - I dipendenti del gruppo Giochi Preziosi sono in stato di agitazione dopo l’ultimo incontro tra azienda e sindacati e l’aggiornamento del piano di chiusura della rete retail. La mobilitazione è stata proclamata da Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs, che chiedono informazioni certe, garanzie occupazionali e un piano industriale per il futuro del gruppo.
La vertenza riguarda complessivamente circa 320 lavoratrici e lavoratori impiegati nelle sedi, nelle strutture centrali e nei punti vendita riconducibili alle diverse società del gruppo. La rete commerciale è composta da circa 30 negozi distribuiti sul territorio nazionale, molti dei quali risultano già chiusi, in fase di chiusura o interessati da trattative per possibili cessioni.
Secondo i sindacati, il quadro resta in continua evoluzione e alimenta forti incertezze sul futuro occupazionale. L’ultimo aggiornamento trasmesso dall’azienda confermerebbe infatti un cronoprogramma non ancora stabilizzato, con alcune chiusure rinviate, altre anticipate e trattative ancora aperte per la cessione di rami d’azienda.
Le verifiche territoriali, sostengono le organizzazioni dei lavoratori, restituiscono però informazioni non sempre lineari sulle tempistiche e sull’evoluzione delle singole situazioni locali.
“Una vertenza di questa portata non può essere gestita attraverso comunicazioni parziali, discontinue o differenziate a seconda dei territori”, dichiarano Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs, secondo cui “le lavoratrici e i lavoratori hanno diritto a informazioni certe e a garanzie concrete”, o l’incertezza permanente rischia di diventare “un ulteriore fattore di precarizzazione delle persone coinvolte”.
Le organizzazioni sindacali chiedono anche un chiarimento complessivo sulle prospettive industriali del gruppo, alla luce delle informazioni emerse nelle ultime settimane su possibili accordi, interlocuzioni o operazioni con soggetti terzi, sottolineando che eventuali nuove partnership o operazioni industriali devono essere accompagnate da impegni verificabili sulla salvaguardia occupazionale.
La vicenda, sottolineano, riguarda anche la tutela di un marchio storico italiano e del patrimonio industriale e commerciale costruito nel tempo.
In vista del prossimo incontro al ministero delle Imprese e del Made in Italy, previsto per il 9 luglio, le sigle chiedono che il confronto prosegua su basi aggiornate e trasparenti, con un approfondimento sul piano industriale, sul ruolo di eventuali nuovi partner e sulle prospettive occupazionali.