CANBERRA - La crisi della Coalizione apre ora il dibattito sull’identità stessa del Partito liberale, con Melissa McIntosh che chiede un rebrand e non esclude una riflessione anche sul nome del partito.

La frontbencher dei Liberali è intervenuta dopo nuovi sondaggi che indicano un possibile crollo elettorale della Coalizione, con la perdita di decine di seggi Liberali e Nazionali. Secondo McIntosh, il partito deve modernizzare il modo in cui si presenta agli australiani, senza abbandonare i propri valori fondamentali.

“Credo sia arrivato il momento, mi espongo un po’, che il Partito liberale faccia un rebrand”, ha detto oggi, ospite di Sky News. A suo giudizio, molti elettori vedono i Liberali come una forza bloccata nel passato, mentre le politiche del partito devono parlare all’Australia di oggi e a quella futura.

McIntosh ha sostenuto che il partito dispone ancora di “politiche valide”, ma che il marchio Liberale possa essere diventato un freno. Interrogata sulla possibilità di cambiare nome, ha detto che prima sarebbe necessario consultare esperti, ma ha riconosciuto che, quando un marchio non funziona, è il momento di fermarsi, valutare la situazione e decidere dove andare.

Il punto più sensibile resta il rapporto con bacini di elettori che i Liberali faticano a riconquistare. McIntosh ha indicato donne, famiglie e servizi sociali come aree centrali del lavoro politico da ricostruire. Il partito, ha detto, deve dimostrare di essere una forza moderna, capace di parlare non solo agli elettori più anziani, ma anche alle donne.

I numeri spiegano la portata dell’allarme. Precedentemente ai sondaggi Newspoll e Redbridge pubblicati oggi, l’ultima rilevazione Sky News Pulse / YouGov aveva collocato One Nation al 28% del voto primario, davanti al Partito laburista al 26% e alla Coalizione ferma al 21%. La stessa rilevazione indica che il 38% degli elettori prenderebbe seriamente in considerazione un voto per One Nation, lo stesso livello raggiunto dal Partito laburista e più della Coalizione, ferma al 31%.

La sostituzione di Sussan Ley con Angus Taylor non ha invertito la tendenza. La Coalizione era salita solo dal 19% al 21% (oggi al 17%) nel voto primario, restando in una posizione di estrema debolezza. Una modellazione separata Capital Brief / DemosAU proietta One Nation oltre 60 seggi alla prossima elezione e la Coalizione con quasi 40 parlamentari in meno.

Il partito resta diviso su come rispondere all’ascesa di Pauline Hanson. Andrew Hastie, possibile rivale futuro per la leadership, vuole uno scontro diretto con One Nation. Taylor sostiene invece che la battaglia sia contro il Partito laburista, non contro gli elettori di Hanson.

La proposta di McIntosh va oltre la grafica o il nome. È il riconoscimento che il marchio Liberale, così com’è, non basta più a tenere insieme passato, base elettorale e futuro politico.