BELGRADO – Aleksandar Vučić ha annunciato che queste sono le sue ultime settimane da presidente serbo prima di dimettersi in anticipo e che, alle prossime elezioni, per le quali si presenterà come candidato premier, propone di capeggiare una nuova lista denominata ‘Serbia Unita’.

La dichiarazione, attesa ma non scontata, è stata fatta al termine della grande manifestazione pre-elettorale ‘Serbia, una sola famiglia’ convocata da Vučić, dal governo e dal suo Partito Progressista (SNS, nazionalista e conservatore), culminata in serata davanti al Parlamento, partecipata in una giornata torrida da almeno 200 mila persone secondo il ministero dell’Interno.

Durante la manifestazione è stata srotolata una bandiera coi colori serbi lunga mezzo chilometro. Il presidente però non ha indicato una data per le elezioni anticipate, nelle quali si troverà a sfidare il movimento di protesta a guida studentesca, e non è affatto detto che vinca, né ha indicato la data delle elezioni presidenziali.

Oltre a proporre la creazione di una lista-coalizione dal nome putiniano, Vučić ha elencato le conquiste del suo governo e ha promesso che entro gennaio i serbi beneficeranno di “notevoli aumenti delle loro pensioni”. Ha anche dichiarato che la Serbia deve cercare di “preservare la neutralità militare a tutti i costi e continuare a prendere decisioni in modo indipendente, adempiere ai propri obblighi nel percorso europeo, ma anche preservare le tradizionali amicizie con la Cina e la Russia”.

In queste ore la festa, in un certo senso, continua per Vidovdan (il giorno di San Vito), in cui ogni anno i serbi ricordano la battaglia di Kosovo Polje del 1389, nella quale il principe Lazar cadde per mano degli ottomani pur di non tradire la sua fede: una ricorrenza fulcro nella tradizione nazionalista serba. Nelle stesse ore,  gli studenti hanno organizzato una propria manifestazione a Kraljevo, nella Serbia centrale, per promuovere l’unità nazionale e rinnovare la richiesta di elezioni anticipate.

La Serbia è stata teatro, dal novembre 2024, di un vasto movimento di protesta scatenato dal tragico incidente ferroviario di Novi Sad, che ha causato 16 morti e ha infiammato la rabbia di centinaia di migliaia di cittadini, i quali considerano l’incidente una conseguenza della corruzione dilagante nel Paese. Le rivendicazioni, inizialmente incentrate sull’incidente, si sono poi trasformate in richieste di dimissioni del governo ed elezioni anticipate.